La rifondazione di Oddo: voto Abodi e Cannavaro

«Bisogna ripartire da zero e premiare chi ha competenza e serietà»
PESCARA. La personalità non gli ha mai fatto difetto. Massimo Oddo non ha paura di dire la sua. E così, a poco meno di una settimana dall’eliminazione dell’Italia, il difensore pescarese campione del mondo nel 2006 vota Abodi e Cannavaro, due personaggi sui quali poter ricostruire il calcio italiano.
Massimo Oddo, l'Italia ha meritato di uscire al primo turno? E' quanto merita il calcio di casa nostra?
«I risultati parlano chiaro. E' quello che ci meritiamo. Ogni avventura ai Mondiali è una storia a sé. In questo caso c'era un gruppo con un allenatore a capo che ha fatto le sue scelte. E' andata male, e tutti hanno tratto le conseguenze».
Lei è stato critico con Prandelli per la formazione schierata con l'Uruguay.
«Ognuno vede il calcio a modo suo, io la vedo in maniera diversa. Se fossi stato io l'allenatore, magari sarei uscito lo stesso. Ma non avrei fatto una partita difensiva, me la sarei giocata diversamente. Ad esempio, senza Balotelli. Secondo me, per i giocatori che sono andati in Brasile era meglio giocare con il 4-2-3-1. Per me, Balotelli resta un gran giocatore, ma la punta centrale deve allungare la squadra e creare spazi. E se lui viene incontro fa esattamente il contrario di quello che servirebbe».
Vedendo Balotelli in campo che cosa ha pensato?
«E' questo Balotelli, i mass media hanno creato il fenomeno Balotelli e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Prendete la gara con l'Inghilterra, se non avesse fatto gol quale sarebbe stato il giudizio dei giornalisti?».
Quindi?
«Provate a non parlarne più, vedrete che non sarà più un personaggio, ma solo un calciatore. Ripeto, la colpa non è sua».
E le parole di Buffon a fine partita?
«Mi hanno fatto pensare a dei giocatori che cercano di scaricare le colpe di un fallimento dopo essere stati attaccati. Noi abbiamo vinto, nel 2006, perché eravamo un gruppo e nessuno si sarebbe mai sognato di attaccare un compagno. Certe cose si dicevano e si facevano dentro lo spogliatoio, poi una volta fuori siamo un gruppo».
"Senatori" contro giovani, è questa l'immagine emersa all'interno dell’Italia.
«Le parole sono quelle, l'immagine è quella. I giocatori devono sapere che vanno incontro agli elogi quando le cose vanno bene e alle critiche quando non arrivano i risultati. Piaccia o no, è questa la legge che regna nel nostro mondo».
Perché è evaporato lo spirito del Mondiale 2006?
«Noi eravamo un gruppo; in Brasile, a quanto pare, ce n’erano diversi».
Come cambiare il calcio italiano?
«Facendo fuori tutti coloro che non hanno competenza. Nel calcio circolano personaggi che non hanno nulla a che fare con il pallone. E poi occorre puntare sui giovani. Su persone che portano idee e esperienza. Un po' come la politica: secondo me, serve una ventata di nuovo».
Facciamo qualche nome.
«Ad esempio, Andrea Abodi, uno che ha preso la serie B e, nel corso degli anni, l'ha rilanciata. Perché non portare avanti questa gente che ha dimostrato con i fatti di essere serie e competenti».
E per la panchina?
«Mi vengono in mente Maldini e Cannavaro, perché non coinvolgerli? Mi viene in mente un paradosso, all’ultimo Master per allenatori c’erano sette campioni del mondo: su sette nemmeno uno è entrato in federazione ad allenare una squadra giovanile. Per me è assurdo».
Adesso da chi ripartire?
«E' difficile. Un selezionatore deve avere valori diversi da quelli di un allenatore. Il lavoro è diverso. Io mi affiderei a un giovane che ha voglia. C'è Cannavaro libero, perché non affidarsi a lui? Che cos'ha che non va? I papabili sono tutti bravi, per carità, ma perché non Cannavaro? Perché non un personaggio che ha fatto la storia e che è un esempio lodato tutti».
Ora per chi fa il tifo ai Mondiali?
«Per chi gioca bene. Mi hanno divertito la Colombia, il Cile e Belgio. Tifo per chi fa un calcio spensierato e d’attacco».
Tra i giocatori chi sceglie?
«Neymar e Messi sono sulla bocca di tutti. Ma nella Colombia, dal primo all'ultimo, ci sono davvero bravi giocatori».
Prandelli si è dimesso a fine partita, non era il caso di riflettere e valutare meglio la situazione visto che appena qualche mese fa aveva rinnovato il contratto con la Figc?
«Ha dimostrato coerenza: è partito con un progetto e ha preso atto dei risultati. Lui è un grande allenatore, ha avuto una forte delusione e ha reagito di conseguenza».
@roccocoletti1
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