La riscossa: dalla Lega Pro alla A A Empoli sta facendo meglio di Sarri
All’inizio della stagione Marco Giampaolo era l’allenatore più indiziato per il primo esonero in serie A. Tutti pensavano che, dopo la salvezza conquistata in anticipo l’Empoli, orfana di Sarri,...
All’inizio della stagione Marco Giampaolo era l’allenatore più indiziato per il primo esonero in serie A. Tutti pensavano che, dopo la salvezza conquistata in anticipo l’Empoli, orfana di Sarri, Valdifiori, Rugani e Hysaj, avrebbe pagato, inevitabilmente, dazio ai tanti addii. E siccome quando le cose vanno male nel calcio a pagare è sempre l’allenatore ecco la scarsa fiducia riposta nel 48enne tecnico giuliese nato a Bellinzona. Tanto più che Marco Giampaolo veniva da un periodo in cui non gliene andava una bene. Un po’ per colpe proprie un po’ per vicissitudini altrui. Dal 2010, ovvero quando rispose alla chiamata di Lo Monaco a Catania, ha infilato una serie di incompiute: Cesena e Brescia in primis. Ma anche l’ultima stagione alla guida della Cremonese, in Lega Pro, non era stata granché esaltante. Possibile che il tecnico che per una notte nell’estate del 2010 si era seduto sulla panchina della Juve sia diventato un brocco? Possibile che gli elogi di Sacchi fossero indirizzati alla persona sbagliata? Secondo la dirigenza empolese, in particolare il ds Carli e il presidente Corsi, no. E così Marco Giampaolo – tra lo stupore generale dopo l’addio a Sarri – si è agganciato all’ultima ancora che lo poteva tenere attaccato al grande calcio. Lo ha fatto portando l’Empoli oltre ogni più rosea aspettativa quando ormai sono passate 14 giornate. 18 punti in classifica, più cinque sulla zona salvezza e un gioco piacevole e redditizio. Nonostante, sulla carta, l’organico sia inferiore a quello della passata stagione. Addirittura oggi l’Empoli ha tre punti in più rispetto allo stesso periodo della passata stagione. Si vede la mano di Marco Giampaolo, la si nota nell’organizzazione difensiva e nel pressing. La si nota in tanti dettagli che uno come il tecnico giuliese non tralascia mai. A maggior ragione adesso che è in ballo la sua sopravvivenza nel grande calcio. Lui ha il pallone in testa 24 ore al giorno; si rilassa davanti a un buon vino oppure gustando un sigaro. Non è il tipo che buca il grande schermo. Non è il tipo che cura molto le pubbliche relazioni. Ma, al tempo stesso, non è nemmeno un allenatore banale davanti a taccuini e microfoni. (r.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

