La risposta di Sinner: «Doping? Solo chiacchiere»

Con il trionfo agli Us Open, il primato nel ranking non è in discussione. Da domani al via la Coppa Davis
NEW YORK (USA) . Jannik Sinner ha virtualmente chiuso la corsa per il posto di numero 1 del mondo a fine stagione. Dopo la vittoria dell'US Open l'altoatesino guida il ranking con 11.180 punti, con più di 4mila punti di vantaggio sui rivali (4.105 sul secondo). Il numero 2, Alexander Zverev,ha 7075 punti; il numero 3 Carlos Alcaraz 6.690, il numero 4 Novak Djokovic 5.560. Daniil Medvedev, numero 5, ha 5.475 punti. In questo scenario Sinner, che inizia oggi la settimana numero 14 da numero 1, sarebbe praticamente, anche se non ancora matematicamente, certo di essere il primo italiano a chiudere una stagione da numero 1 del mondo. Anche se dal 30 settembre fino a fine stagione ha in uscita poco più del doppio dei punti rispetto a Zverev: 2180 contro 1.010.
Dopo il polverone della positività al doping, Sinner è stato glaciale in campo: «È ancora nella mia mente, non ne è uscita. Ci sono state voci diverse sulla mia vicenda, non posso farci niente. Ma chi mi conosce, sa. Ho cercato di rimanere concentrato sul torneo sentendomi supportato dalle persone che mi vogliono bene, e ormai il mio team mi conosce meglio dei miei genitori», ha detto il tennista italiano. È iniziato il duopolio con Alcaraz? «Aspettiamo a dire che è iniziata la nostra era: una stagione non basta. Sono contento di fare parte di questo potenziale chissà-cosa ma non puoi mai sapere cosa succede, ci sono tanti giocatori che possono fare bene. È inutile parlarne adesso. Djokovic, per esempio, all’Olimpiade ha vinto l’ultima cosa che gli mancava ed è motivatissimo per il futuro. Con Carlos ci spingiamo a vicenda, rendendoci migliori. Solo chi vive con me sa cosa ho attraversato in questi mesi. Una vicenda che mi sono impegnato ad accettare. Poi ho cercato di divertirmi ma era tutto diverso. Ho un equilibrio che mi aiuta, l’Open Usa ha contribuito a farmi ritrovare il piacere del tennis».
Parte domani la Coppa Davis. La storica vittoria del 2023 è archiviata e ora, per il tennis azzurro, la Coppa Davis di quest'anno deve servire a inseguire un nuovo obiettivo. A definirlo è il capitano dell'Italia, Filippo Volandri: «Aprire un ciclo fatto di una squadra composta da tanti giocatori, a prescindere da quelli che poi realmente saranno presenti, ma sempre pronti l'uno con l'altro nel momento in cui uno avesse una necessità o un bisogno». A Bologna, da domani, parla il campo: sul cemento dell'Unipol Arena di Casalecchio di Reno aprono le danze Olanda e Belgio, con gli orange candidati a essere gli avversari più temibili degli azzurri. L'Italia giocherà la prima partita domani contro il Brasile, che Volandri invita a non sottovalutare. Ancora brucia il ricordo della grande paura patita un anno fa, quando il girone di Davis si aprì con una sonora sconfitta 3-0 contro il Canada: «Devi sempre essere attento, sempre rispettare tutti. Credo che i ranking qui non contino, devi affrontare ogni giocatore e ogni squadra nello stesso modo», ammonisce il capitano. E il Brasile non va sottovalutato: «È una squadra giovane, ma molto completa. Hanno un ragazzino che sta crescendo alla velocità della luce, Fonseca, uno dei prossimi protagonisti del circuito mondiale». Ai lati di Volandri ci sono Flavio Cobolli, Matteo Berrettini, Simone Bolelli, Matteo Arnaldi e Andrea Vavassori. Sinner, a sostenere i compagni: «Siamo orgogliosissimi di quello che ha fatto», chiude Volandri.

