LA SERIE A È SOLO PER RICCHI

4 Febbraio 2017

di ANTONIO DE LEONARDIS Il 6 agosto dell'anno scorso il Venerdì di Repubblica pubblicò una speciale classifica sui presidenti della serie A, dal più ricco al più povero. Al primo posto, manco a dirlo,...

di ANTONIO DE LEONARDIS

Il 6 agosto dell'anno scorso il Venerdì di Repubblica pubblicò una speciale classifica sui presidenti della serie A, dal più ricco al più povero. Al primo posto, manco a dirlo, Elkann della Juve, con un fatturato di 136 miliardi di ricavi nel 2015, davanti a Zhiang dell'Inter (40 miliardi) e Berlusconi del Milan, all'ultimo - scontato anche questo- Sebastiani del Pescara con 5 milioni di fatturato, ovvero 27 mila volte inferiore a quello del numero uno bianconero.

I risultati sul campo sono sotto gli occhi di tutti e ci dicono, oggi più che mai, che il calcio (e la serie A in particolare) è ormai uno sport per soli ricchi che, probabilmente, se gli addetti ai lavori - ovvero Federazione e Lega- non capiscono che è arrivato il momento di prendere sul serio in esame il problema, si va verso l'autodistruzione di quello che resta lo sport più amato non solo in Italia ma nel mondo.

La differenza, sul piano economico, tra grandi e piccole aumenta a dismisura di anno in anno e quanto ciò sia vero lo dice in maniera chiara e impietosa l'attuale classifica del massimo campionato italiano. A poco più di metà stagione, delle venti squadre in lizza sono appena otto quelle che possono realisticamente sentirsi ancora in corsa per la conquista di un obiettivo. La lotta per lo scudetto vede in lizza solo Juve, Napoli e Roma, ci sono altre cinque formazioni che possono sperare di conquistare un piazzamento che vale l'Europa (Inter, Lazio, Atalanta, Milan e Fiorentina), le tre di coda (Crotone, Palermo e Pescara) sono praticamente già condannate alla retrocessione, le altre 9, dal Torino all'Empoli, devono solo amministrare il largo vantaggio per evitare rischi al momento solo ipotizzabili. E' questo il grande spettacolo che fa impazzire le folle? Non scherziamo.

Il calcio vero - che non c'è più- è quello che permetteva anche a Cagliari e Verona di vincere lo scudetto. Tutto questo accadeva solo pochi decenni fa, da lì in poi è stato fatto tutto quello che serviva per creare un mostro, con centinaia e centinaia di procuratori che sguazzano e fanno affari d'oro per tutelare esclusivamente i loro assistiti -ovvero i calciatori, dal più scarso al più forte- a tutto danno delle società, soprattutto di quelle (la maggior parte) che navigano con l'acqua alla gola.

Ci sono le eccezioni, certo, come il Chievo, che negli anni ha imparato a navigare in questo mare burrascoso, o l'Atalanta che ha alle spalle decenni e decenni di lavoro sulle strutture e il settore giovanile, ma tutte le altre? Una riforma dei campionati sarebbe forse il primo passo (16 in A e magari una sola promozione dalla B), contenere lo strapotere dei procuratori forse il secondo. Ma chi se la sente di disturbare il manovratore?

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