La serie A torna ad avere appeal

Frenata l’emorragia di campioni, arrivano diversi big: da Dzeko a Mandzukic, passando per Khedira e Bacca
C’era una volta la “Milano da bere”, poi è arrivato il calice amaro della crisi e, con i posti di lavoro, ci siamo rassegnati a perdere anche quello che era il campionato più bello del mondo. Negli ultimi dieci anni ci hanno superato in tanti: la Spagna, l’Inghilterra, la Germania, e la Francia non è poi così tanto indietro. Il pallone ha scelto di rotolare in latitudini più ricche portando con sé entusiasmo, sponsor e campioni.
Ci siamo illusi di poter resistere, salvo essere costretti a registrare, anno dopo anno, un lungo elenco di addii. Qualche nome? Sirigu, Cavani, Balotelli, Ibrahimovic, Verrati e, da ultimo, Vidal, Tevez, Pirlo e Kovacic. Uno stillicidio che ha interessato anche le panchine (Mourinho e Spalletti, Capello e Lippi) e fatto traballare società che sembravano solidissime.
Capitali stranieri. Ha cominciato la Roma aprendo le porte agli americani di mister Leo Pallotta, ha continuato Massimo Moratti cedendo l’Inter (giocattolo di famiglia da due generazioni) a Erick Thohir, si è dovuto rassegnare perfino Silvio Berlusconi che sta facendo cassa vendendo ai cinesi il 48% del Milan. Contiamo poco in un mondo sempre più globalizzato, però proprio nel momento più difficile arrivano segnali di speranza. Per la prima volta la sensazione è quella di un mercato più vivo con campioni che tornano e tanta voglia di rimettersi in gioco, pur con la consapevolezza che non sarà facile. Un esempio? Gli ottanta milioni rifiutati dalla Juve per cedere Pogba. Lo hanno corteggiato un po’ tutti (Manchester United e Barcellona i più insistenti) ma Marotta ha tenuto duro.
E la resistenza del club bianconero è un messaggio chiarissimo per il mondo del pallone. In Italia la crisi è alle spalle e il terminal degli arrivi è di lunga più frequentato di quello delle partenze. L’ultima star avvistata al nastro del ritiro bagagli è il montenegrino Stevan Jovetic. L’attaccante ingrossa la schiera dei “pentiti” e va ad aumentare il tasso tecnico dell’Inter che, non sazia, sta facendo la corte a Perisic.
Bianconeri avanti. Lo scudetto del mercato va comunque alla Juve che ha preso a parametro zero il campione del mondo Khedira dal Real Madrid e la punta croata Mandzukic dall’Atletico. È vero che sono andati via Tevez e Pirlo (per sopraggiunti limiti di età) e Vidal. Ma i 36 milioni incassati per il cartellino del cileno sono stati subito investiti sul giovane Dybala, un altro talento che aveva richieste all’estero e ha preferito indossare la maglia dei campioni d’Italia.
Giallorossi arrembanti. E le altre squadre di vertice? Alle spalle della Juve si è mossa benissimo la Roma che ha chiuso con il Chelsea per Salah, si è assicurata i gol di Dzeko (ex Manchester City) e i muscoli di Gerson (in arrivo dal Fluminense). Il Milan ha fatto incetta di attaccanti assicurandosi il colombiano Bacca e il brasiliano Luiz Adriano. La Fiorentina ha pescato dall’Atletico Madrid Suarez e il Napoli ha fatto miracoli blindando pezzi da novanta come Higuain e Hamsik cui ha aggiunto il portiere Reina e il difensore Chiriches (ex Tottenham). Anche le “piccole” si sono regalate qualche nome importante. Il Palermo ha convinto a fare i bagagli per la Sicilia Hiljemark (centrocampista del Psv) ed El Kautari (esterno basso in arrivo dal Montpellier). L’Udinese ha messo sotto contratto Iturra e Adnan, il Verona Helander, difensore che ha giocato a Malmoe, e perfino il Frosinone ha rinforzato la difesa strappando Pavlovis al Grasshopper.
Gli inavvicinabili. È chiaro non parliamo di Neymar, Messi o Ronaldo, stelle inavvicinabili, ma è un fatto che da qualche tempo il nostro campionato è visto in maniera diversa per via degli investimenti dei tycoon asiatici, dei magnati americani e delle banche cinesi che hanno investito nell’azionariato di Roma, Inter e Milan. Una liquidità come non si vedeva da anni. Centinaia di milioni spesi sul mercato per inseguire un sogno chiamato scudetto o un posto nel salotto buono della Champion. Solo nella Premier inglese si è investito di più. La Spagna è rimasta indietro e così la Bundesliga e la Ligue 1 francese. Forse non siamo ancora alla “Milano da bere” degli anni d’oro, ma lo champagne è già nel frigo. Se poi dovessero arrivare altri nomi che girano in questi giorni (Ibra ad esempio) le cose potrebbero cambiare più in fretta del previsto.
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