La sfida di Pasquato: a Vicenza per me sarà come un derby

16 Ottobre 2014

L’attaccante padovano è cresciuto studiando Del Piero: «Pescara è la piazza ideale per il mio rilancio»

PESCARA. «È un ragazzo talentuoso, non una scommessa. Ha già visto passare qualche treno, ma ora dovrà fare qualcosa di diverso per esplodere». Le parole, pronunciate tempo fa, sono di Marco Baroni, il destinatario Cristian Pasquato, una vecchia promessa cresciuta studiando Alex Del Piero. Ora ha 25 anni e a Pescara ha ritrovato la giusta dimensione. Tre gol in quattro partite da titolare, l’ultimo a Crotone con un suo pezzo forte: destro terrificante dalla distanza. La lunga assenza di Caprari gli offre la chance per diventare un punto fermo della squadra. Un dualismo in meno da gestire per l’allenatore che lo conosce dai tempi del settore giovanile della Juve, anche se non lo ha mai allenato. «Vengo da un anno disastroso», afferma l’ex padovano, «in cui eravamo partiti con ben altri obiettivi, invece siamo retrocessi. L’esperienza mi è servita da lezione ed ora guardo partita per partita».

Domani tornerà nel suo Veneto (è nato a Padova) e contro il Vicenza proverà a lasciare ancora il segno. Nelle quattro gare giocate contro i biancorossi non ha mai perso (3 vittorie e 1 pareggio), gli è mancato il gol, ma ha sfornato ben quattro assist con le maglie del Modena e dell’Empoli. «Mi auguro di disputare una buona gara, dopo mi dedicherò ai parenti, soprattutto a mia sorella Rebecca e a mio fratello Alex». Cristian è abituato a vivere lontano da casa. A 14 anni la Juve lo prese dal Montebelluna e dal 2008 ha iniziato a girare l’Italia cercando di affermarsi in tanti club di serie A e B. In riva all’Adriatico sembra aver trovato l’habitat ideale per compiere il salto di qualità. «Pescara è una città bellissima. C'è il mare, il sole, la gente è ospitale e si avverte moltissimo la passione per la squadra di calcio. E si mangia divinamente, anche se gli arrosticini li avevo già provati a Lecce. Me li fecero assaggiare tre cuochi d’eccezione: gli abruzzesi Eusebio Di Francesco, Massimo Oddo e Morris Carrozzieri».

Due vittorie di fila hanno reso gioviale il clima nello spogliatoio, ma Pasquato preferisce evitare voli pindarici. «Dobbiamo raggiungere al più presto la quota salvezza. Dopo i 50 punti ci concentreremo su altri obiettivi. L’inizio non è stato soddisfacente, però è mancato solo il risultato perché nessuna squadra ci ha messo sotto». D’altronde il tecnico Baroni non lo avrebbe consentito e lui lo sa bene. «Lo conosco bene, è un allenatore preciso che studia tutto e non lascia nulla al caso. È presente nello spogliatoio, sa come prenderci e il suo messaggio ci arriva dritto in testa». Soprattutto è uno che ribalta in un attimo gerarchie, il posto va conquistato giorno per giorno, tutti lo sanno e affrontano con serenità i dualismi. Pasquato, ad esempio, è affezionato a tutti i compagni di reparto potenziali rivali. «Chiamo Melchiorri il molleggiato per il modo in cui va a prendersi i palloni che mi fa impazzire. Maniero è il classico bomber da area di rigore, Caprari un funambolico e Politano il folletto che sgattaiola con velocità tra gli avversari. Pogba è "the big man", un muro difficile da spostare, un combattente. Sowe è la freccia, veloce e preciso. Da Silva è "baby" il piccolo di casa, ma che fa dei gran numeri».

Giovanni Tontodonati

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