LA STRATEGIA DEL PATHOS
Senza strategia non si vince un’Olimpiade, ma nemmeno un’elezione. Quella attuata in questi giorni da Matteo Renzi parte dal presupposto che gli italiani sentono l’appartenenza all’Italia solo nei...
Senza strategia non si vince un’Olimpiade, ma nemmeno un’elezione. Quella attuata in questi giorni da Matteo Renzi parte dal presupposto che gli italiani sentono l’appartenenza all’Italia solo nei momenti di pathos: quando il ragionamento lascia spazio all’emozione, infatti, si superano le divisioni geografiche, politiche, economiche. E se lo sport è già di suo una straordinaria macchina di pathos, i Giochi ne sono il distillato puro. Ecco allora il presidente tifoso, nel quale la maggioranza degli italiani può facilmente identificarsi: porta la famiglia a Rio, parla con gli atleti, commenta le gare con i tweet, mette l’aereo di Stato a disposizione degli infortunati.
Sarebbe limitativo dire che il premier sale sul carro: in realtà lo guida direttamente, perché ha capito che è un carro su cui tutto il Paese vorrebbe stare. E così - nonostante i compiti istituzionali non manchino, anche pensando a Roma 2024 - nel viaggio brasiliano di Renzi c’è pure il tentativo di recuperare un feeling con la pancia degli italiani; devi sperare però che le medaglie continuino ad arrivare, perché se si perde - si è visto con la storia dei messaggi a Rossella Fiamingo prima della finale di spada - qualcuno ti ripagherà con la stessa moneta emotiva, dandoti del menagramo o dello stalker. Se ti metti nella scia dello sport, infatti, puoi vincere o puoi perdere; a meno che tu non decida di andare alla finale degli Us Open tra due italiane, nel qual caso la vittoria è sicura.
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