La Vastese crolla nel finale e retrocede in Eccellenza

I biancorossi si illudono con Busetto nella ripresa, poi il Termoli sale in cattedra Tensione nel dopopartita: lancio di oggetti, 15enne ferita al volto da una bottiglia
VASTO. Il Termoli espugna l’Aragona, si salva e condanna la Vastese - dopo sette stagioni in serie D - a una retrocessione che, di fatto, dopo otto anni, certifica la fine dell’era Bolami. E a fine partita, lancio di oggetti tra i tifosi e invasione di campo: un poliziotto resta contuso, mentre una 15enne viene colpita al volto da una bottiglia e riporta un taglio, suturato con due punti.
All’Aragona è successo di tutto. Dopo un primo tempo equilibrato, la squadra di Giovanni Cornacchini ha avuto in mano la salvezza. Soprattutto dopo il gran diagonale di Busetto, al 18’ del secondo tempo, che aveva spaccato la partita, spianando la strada della vittoria alla squadra biancorossa. Non è andata così. Anzi, la prodezza di Busetto, ben servito da De Cerchio, ha illuso i biancorossi e non ha fatto perdere la speranza di ribaltare il risultato al Termoli che, con un finale di gara di grande intensità, prima ha raggiunto il pareggio con un bellissimo colpo di testa di El Ouazni (ex Chieti) e poi, in pieno recupero, con una conclusione ravvicinata di Carnevale, ha realizzato il gol della vittoria, facendo esplodere di gioia i circa duecento tifosi molisani presenti in curva Tobruk. Tutto questo con il resto dello stadio (ieri all’Aragona erano presenti circa 2 mila spettatori), ammutolito ed incredulo. Dopo il triplice fischio del direttore di gara non sono mancati momenti di tensione, con i tifosi ospiti a festeggiare la salvezza e quelli vastesi delusi e amareggiati per una sconfitta che è destinata a lasciare il segno. Per la Vastese si tratta di un dramma sportivo di dimensioni enormi. Una retrocessione che, di fatto, dopo otto anni, chiude l’era delm presidente Bolami. Si, proprio così, perché questa retrocessione viene da lontano, al termine di una stagione disastrosa sotto tutti i punti di vista. Non sono bastati tre allenatori (Ferazzoli, Lucarelli e Cornacchini) per centrare l’obiettivo minimo stagionale, quella salvezza che avrebbe perlomeno salvato la faccia in attesa di tempi migliori. Non sono bastate nemmeno tante operazioni di mercato, a tutti i livelli, per salvare la categoria. Certo, non sono mancate nemmeno le attenuanti. A cominciare dal fatto che la squadra, soprattutto nella prima fase del campionato, è stata costretta a giocare quasi sempre “fuori causa” per l’indisponibilità del proprio stadio. Una cosa che è costata tanto sia a livello di punti che di energie. Una cosa che in ogni caso non può giustificare questa retrocessione in Eccellenza. La squadra, per tutta la stagione, non ha mai dato l’idea di essere un gruppo. Poca personalità, incapace di fare gruppo e di vincere anche partite sulla carta abbordabili. Alla fine il dramma sportivo che si è consumato ieri pomeriggio è solo l’epilogo di una stagione nata male, vissuta malissimo e finita nel peggiore dei modi. Una delusione grande per la città e per quei tifosi che l’hanno sempre seguita, in casa ed in trasferta e che ieri, come qualche settimana fa con il Chieti, sono stati capaci di riempire lo stadio. Adesso non sarà facile ripartire. La botta è stata forte. Ci vorrà del tempo. Speriamo non troppo.
Gaetano Quagliarella

