LA VIOLENZA E’ UN PROBLEMA CULTURALE
di ROCCO COLETTI Non fai in tempo a ritrovare il sorriso per le tre italiane qualificate alle semifinali delle due coppe europee che arriva una domenica bestiale. Di quelle da dimenticare. Di quelle...
di ROCCO COLETTI
Non fai in tempo a ritrovare il sorriso per le tre italiane qualificate alle semifinali delle due coppe europee che arriva una domenica bestiale. Di quelle da dimenticare. Di quelle che ti fanno capire che i problemi del calcio italiano non sono (solo) economici e di impiantistica. No, il vero cancro del pallone nostrano è la violenza, sia fisica che verbale. Ed è un male figlio di un livello culturale bassissimo in cui l’avversario non è un rivale, ma un nemico. E’ un cancro che risiede alla radice di una passione che fa perdere la testa. E non ha colori sociali. Come si fa ad assaltare il pullman della squadra avversaria nel pre-partita? Come si fa a lanciare una bomba-carta nel settore dove sono seduti i tifosi avversari? Roba da matti. Uno spettacolo, il derby Torino-Juventus, trasformato in un pomeriggio da incubo con una tragedia sfiorata. E poi a Bergamo c’è Denis che nel dopo partita aggredisce Tonelli dell’Empoli. Che avrà sì provocato l’attaccante argentino, ma non c’è nulla che giustfica chi alza le mani. E Denis le ha alzate, sbagliando. Una domenica maledetta dopo un mercoledì e un giovedì da leoni. Juve in semifinale di Champions, dopo 12 anni, Napoli e Fiorentina tra le quattro rimaste in corsa per l’Europa League. Il calcio italiano che guadagna punti nel ranking Uefa con la possibilità nei prossimi anni di aumentare la pattuglia in Europa. Uno scatto di reni che fa seguito all’eliminazione al primo turno degli azzurri ai Mondiali dell’estate scorsa. Un segnale di speranza all’orizzonte. Niente di cui illudersi, per carità. A maggior ragione se si pensa che solo la Juve ha uno zoccolo duro di italiani in squadra. Poi, arrivano domeniche, come quella di ieri, che ti fanno cadere le braccia in cui, addirittura, la gente che va allo stadio rischia la vita. Fuori di testa!
E poi c’è il campo: con il Torino che vince il derby della Mole dopo 20 anni e con Luca Toni ancora protagonista a 37 anni con il 17° gol in campionato. Alle spalle della Juve camminano anziché correre. E così, fallito il primo match-point scudetto, i bianconeri possono festeggiare il quarto titolo di fila mercoledì sera o sabato.
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