La Virtus è una mitraglia, miglior attacco del torneo

6 Ottobre 2014

I rossoneri sono primi con 12 reti, D’Aversa si gode il sempreverde Vastola

LANCIANO. E pensare che non avrebbe dovuto nemmeno giocare... Gaetano Vastola, protagonista assoluto della sfida di Cittadella, grazie alla tripletta (la prima della sua ventennale carriera) messa a segno al Tombolato, era destinato a partire dalla panchina, sabato scorso. A rivelarlo, a fine gara, è lo stesso Roberto D'Aversa. «L'intenzione era quella», ha confermato in sala stampa il tecnico della Virtus, «avendo speso tanto nel match di lunedì contro il Bari, ma vedendolo in azione negli ultimi allenamenti ho cambiato idea ed è andata bene. Vederlo correre come un ragazzino a 36 anni e passa è un piacere, oltre che un esempio da imitare per i più giovani». Figuriamoci poi se, oltre a correre senza un attimo di sosta, il soggetto in questione si mette pure a segnare. Con le tre reti realizzate in terra patavina, Vastola ha raggiunto quota trenta in carriera, e quattro nella stagione appena iniziata. Ad una sola lunghezza dal suo primato personale di cinque gol, stabilito in due circostanze: nella stagione 2005/2006, nelle 29 gare giocate nell'allora serie C1 con la maglia della Salernitana, e due anni fa, in occasione delle 30 presenze collezionate nel corso del primo, e storico, campionato di B disputato dalla Virtus targata Gautieri. Sicuramente migliore del successivo, che lo ha visto, nella stagione scorsa, totalizzare appena 15 presenze (per lo più spezzoni di gara) sotto la guida di Marco Baroni. Al quale, non a caso, lo stesso Vastola ebbe modo di rivolgere (dal proprio profilo Facebook) un ironico commento in concomitanza del suo approdo sulla panchina del Pescara. Sembra passata un'era ed invece è storia di pochi mesi fa. Nel corso dei quali l'esterno destro di Pompei, letteralmente rivitalizzato dal neo tecnico D'Aversa, ha stupito un po' tutti, ripagando a suon di prestazioni e di gol la fiducia del suo ex capitano, creando i presupposti per quella che, conti alla mano, "rischia" di diventare, in assoluto, la stagione da incorniciare. Del resto, i suoi colpi di testa sono diventati un vero e proprio marchio di fabbrica: al pari degli assist e delle punizioni vincenti di capitan Mammarella. Dai cui piedi, infatti, sono nate due delle tre segnature aeree che hanno fruttato alla Virtus un successo (il primo colto in trasferta quest'anno) di inestimabile valore. Per la classifica, che vede ora i frentani ottavi (in coabitazione con altre tre squadre ed al netto del posticipo odierno tra Ternana ed Avellino), a due sole lunghezze dal secondo posto, ma anche per il morale. Altrettanto fondamentale in un campionato lungo e dispendioso (dal punto di vista fisico e mentale) come quello cadetto. La cui classifica era e resta cortissima, visto che nello spazio di soli 6 punti sono racchiuse ben 20 squadre su 22... Basta un nulla quindi, per passare dalle stalle alle stelle, e viceversa, come ben sanno gli stessi ragazzi di D'Aversa, bravi a reagire coi fatti (5 punti nelle successive 3 gare) al clamoroso tonfo interno con il Frosinone. Quanto poi al computo complessivo delle reti, rispetto alla stagione scorsa Mammarella e soci sembrano aver completamente invertito la rotta. Ora infatti segnano con grande continuità (mai a secco quest'anno, con 12 reti all'attivo ed il miglior attacco dell'intera serie B) ma prendono anche gol con altrettanta facilità, alla luce delle 13 reti subite (seconda peggior difesa del torneo, dietro al solo Varese), mantenendo immacolata la propria porta in una sola occasione: nel 2-0 rifilato, al Biondi, al Modena.

Certo, finchè riusciranno, com'è successo sabato, a segnare un gol in più dei loro avversari il problema non si pone, ma conoscendo la meticolosità di D'Aversa, è certo che da qui ai prossimi giorni, l'aspetto difensivo (in attesa dei recuperi di due elementi cardine quali Amenta e Ferrario) sarà argomento di forte attualità, in casa rossonera. Tornando comunque al "man of the match" del Tombolato, Gaetano Vastola, c'è da scommettere che il pallone depositato per ben tre volte nella porta granata farà sicuramente parte dei suoi cimeli calcistici più cari, stando almeno alla foga con cui, al triplice fischio finale, se ne è impossessato, per poi farlo autografare, nello spogliatoio, da tutti i suoi compagni di squadra. Lo stesso impeto con cui, fino a qualche minuto prima, aveva macinato chilometri su chilometri in campo, a dispetto della carta d'identità e di una gomitata al volto che lo aveva momentaneamente costretto ad abbandonare, col labbro sanguinante, il rettangolo verde, per poi rientrarvi più scatenato di prima...

Stefano De Cristofaro

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