Lanciano-Pescara spareggio per i play off

Una partita che sa di svolta: solo chi vince continua a sperare
di Rocco Coletti
Virtus Lanciano-Pescara è già di per sé un derby storico. Mai due squadre abruzzesi – contemporaneamente – erano state così in alto in serie B. Mai si era giocato una sfida del genere con vista sui play off. A sei giornate dalla fine ogni partita è decisiva, ancora di più se si tratta di una sfida regionale. Che, tra l'altro, mette in palio la leadership abruzzese. C'è tutto per assistere a un pomeriggio di grande calcio: la posta in palio e lo stadio pieno. Toccherà ai giocatori trasformare il tutto in uno spettacolo calcistico di alto profilo. «È come una finale di Champions», ha detto in settimana Roberto D'Aversa, pescarese doc alla guida della Virtus Lanciano. È la speranza di tutti i tifosi.
Trattandosi di un derby, difficile stabilire chi ha più da perdere. Il Pescara ha come obiettivo dichiarato la conquista dei play off, la Virtus Lanciano, invece, ha sempre parlato della salvezza come il traguardo principe da raggiungere. E se oggi vince lo centra. Non solo: aggancerebbe i biancazzurri in classifica e riaprirebbe le porte verso la cavalcata play off. Insomma, trasformerebbe il derby in un tripudio. Al Pescara, invece, per continuare a sperare negli spareggi-promozione potrebbe bastare anche un pareggio. Ma sa bene che solo con i tre punti farebbe un salto di qualità in classifica.
Oggi il Biondi sarà una bolgia di tifo, di calore e di passione. Tutto esaurito. Secondo quanto visto per tutto il campionato è facile immaginare una Virtus Lanciano protesa all'attacco e un Pescara pronto ad agire in contropiede. Si affrontano il miglior attacco della serie B, quello dei biancazzurri, e una squadra, la Virtus, che in casa ha sempre fatto gol. In più i frentani al Biondi hanno conquistato 31 dei 48 punti in graduatoria, mentre il Pescara ha fatto meglio in trasferta (26 punti) che tra le mura amiche (25). E con queste premesse le emozioni non dovrebbero mancare.
Tra i motivi del derby c'è anche il ritorno di Marco Baroni a Lanciano. Nella passata stagione era sulla panchina rossonera il tecnico fiorentino e nella gara d'andata (1-1), all'Adriatico-Cornacchia, è stato riempito di insulti dai suoi ex tifosi. Facile immaginare che cosa lo aspetti oggi al Biondi. Baroni conosce campo e avversari. Sa a che cosa va incontro e sa che non deve concedere spazi. E proverà a infilzare la Virtus sulle fasce più che al centro. I rossoneri imposteranno il derby sul piano del ritmo e dell'intensità agonistica. E D'Aversa chiederà agli esterni d'attacco sì di aiutare i centrocampisti, ma, soprattutto, di cercare l'uno contro uno negli ultimi venti metri per creare superiorità numerica. Sarà una partita molto tattica, decideranno gli episodi. E sbloccare il risultato potrebbe essere il prologo verso il successo.
Le scelte. I tecnici hanno giocato a carte coperte alla vigilia. Comunque, nel caso del Pescara, è ipotizzabile il passaggio dal 4-2-3-1 di sabato scorso al 4-4-2. Non c’è Brugman, tornano Bjarnason, Salamon e Melchiorri. Sansovini potrebbe cominciare di nuovo dalla panchina a beneficio di Pettinari che dovrebbe fare coppia in avanti con Melchiorri. Difficile immaginare un cambio di modulo in casa Virtus. Quindi, ancora 4-3-3. Magari con qualche accorgimento rispetto a Crotone. Ad esempio, fuori Conti e dentro Amenta con conseguente rivisitazione del pacchetto arretrato. A centrocampo, potrebbe essere confermato Vastola (ha motivazioni supplementari contro Baroni) a scapito di Grossi che torna dalla squalifica. In avanti possibile tridente composto da Piccolo, Cerri e Thiam anche se non è da escludere l’impiego di Monachello. Fuori, invece, per infortunio Gatto.
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