Lanciano-San Vito, si avvera l’anatema di Maio

29 Settembre 2017

Domenica al Biondi (Prima categoria) la sfida evocata dall’ex patron rossonero nell’aprile del 2016

LANCIANO. Il noto proverbio “Tanto tuonò che piovve” potrebbe essere riadattato alla storia recente del calcio frentano con un «Tantò urlò patròn Maio che il Lanciano giocò a San Vito». Quale tifoso rossonero non ricorda la profezia, carica di livore, scagliata dal presidente onorario della Virtus? È il 30 aprile 2016, 39ª giornata di serie B: i rossoneri hanno appena incassato un doloroso 1-2 dall'Avellino che si rivelerà fatale per la salvezza. Fischi e cori di contestazione degenerano in un acceso confronto tra il patròn Franco Maio, “frenato” dalla recinzione della tribuna, e un gruppo di ultras rimasti in curva: «Io vi mando a giocare a San Vito!», sbraita ripetutamente il presidente onorario. Detto fatto: la Virtus retrocede e non viene iscritta in Lega pro; il primo club cittadino diventa la Marcianese che, in Prima categoria, gioca proprio col San Vito 83! La profezia però resta a metà: quella è ancora la Marcianese-Lanciano, benché ci sia l'accordo per la trasformazione in Lanciano-Lanciano a fine campionato. Ma adesso arriva il giorno della profezia avverata in pieno: domenica al Biondi c'è Lanciano-San Vito 83, terza giornata di Prima categoria, in attesa di andare finalmente a San Vito il 28 gennaio, come assicurò il patròn con urli e strilli. Quell'anatema viene spesso evocato, senza badare troppo a cosa potesse significare davvero. Già: perché San Vito? Di recente, per indicare lo spettro della decadenza calcistica, si tiravano fuori altri “fantasmi sportivi”. Ad esempio, si facevano spallucce con un rassegnato «Torneremo a Pianella»: lì, in seguito a un pareggio che rischiava di compromettere il cammino nell'Eccellenza 97-98, venne dato l'ultimatum all'allenatore Pietro Armenise, esonerato la domenica successiva. La retrocessione del 1983, dopo anni di C2 tra Padova, Venezia e le Marche, era commentata con un triste «Si torna a Montemarcone», campo in terra di un comune confinante. Per trovare nella memoria sportiva rossonera qualcosa di negativo che abbia a che fare con San Vito, bisogna risalire addirittura a metà anni '60. Allora un Sanvitese-Pro Lanciano finì in una rissa generale della quale si parlò a lungo, e che scomodò anche la politica: il sindaco di San Vito si presentò di persona per protestare nella redazione lancianese di un quotidiano, che aveva apostrofato il suo terreno di gioco come «campo arato di fresco». Probabilmente patròn Maio non aveva mai vissuto da vicino una retrocessione o una crisi del calcio lancianese. Così in quel post partita con l'Avellino rese evidente quello che si rimproverava spesso alla sua dirigenza: il poco attaccamento ai colori, che in fondo è normale se non hai mai seguito attivamente una squadra, e perciò, per trovare “fantasmi sportivi”, devi ricorrere a un eclatante fatto di cronaca celebre degli anni della giovinezza.
Andrea Rapino
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