Lanciano, squadra senza stipendi Di Pasquale: «Basta promesse»

LANCIANO. Dentro o fuori. «Tertium non datur» dicevano i latini: una locuzione che sembra fatta su misura per descrivere l’attuale situazione in casa Lanciano. Resa ancor più esplosiva dalle...
LANCIANO. Dentro o fuori. «Tertium non datur» dicevano i latini: una locuzione che sembra fatta su misura per descrivere l’attuale situazione in casa Lanciano. Resa ancor più esplosiva dalle infuocate dichiarazione post gara rilasciate, al termine dello 0-5 patito mercoledì scorso ad opera dell'Avezzano, dal tecnico rossonero Peppino Di Pasquale. Il cui ultimatum lanciato, a nome e per conto della squadra dal lui allenata, altro non è che l’ultimo atto di una lunga serie di episodi che hanno portato ad una sorta di tutti contro tutti.
«Al momento», ribadisce lo stesso Peppino Di Pasquale, «c’è una sola certezza, quella che domani (oggi per chi legge, ndc) alle ore 15 i miei ragazzi si sottoporranno al consueto giro di tamponi, valido eventualmente anche in vista del recupero infrasettimanale (in calendario il 19 maggio, ndc), a Capistrello».
Tutto il resto, a cominciare dalla ripresa degli allenamenti per poi proseguire con la eventuale partecipazione alla prossima gara con L’Aquila (in programma domenica 16 al Guido Biondi), resta invece strettamente subordinato alle prossime mosse della cordata statunitense, attualmente rappresentata dai fratelli Max e Alessandro Pincione. I quali, a detta del dimissionario vice-presidente Claudio Alluni (nel frattempo rientrato, per motivi di salute, nella sua Grosseto), sarebbero a tutti gli effetti i nuovi soci del Lanciano, assieme al presidente Cristina Chiaretti. La quale, stanca ed amareggiata dalla piega presa dagli eventi (essendo di fatto rimasta da sola a reggere la baracca), starebbe valutando coi suoi legali la possibilità di far saltare tutto. In questo bailamme, chi ci rimette è la squadra. Costretta a vivere alla giornata, rincorrendo le voci che quotidianamente si accavallano circa il futuro del club per cui lavorano. «Basta con le promesse», la chiosa di Di Pasquale, «vogliamo i fatti. Ovvero che chi di dovere ottemperi a quanto promesso, ovvero l’accollamento dei debiti pregressi e l’immediato pagamento di una mensilità. In caso contrario ci fermiamo e saranno poi gli americani a doversi assumere le conseguenze di una simile scelta».
Stefano De Cristofaro
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