Lapenna: ingaggi ridotti, ma il movimento è vivo

Gli effetti della crisi da coronavirus sul mercato: «Riduzioni dal 10 al 30% A soffrire sono i giocatori di medio livello, per i top di ogni categoria cambia poco»
PESCARA. Una lente di ingrandimento sul basket. Sul movimento nazionale e su quello regionale. Su quello che sarà nell’era post Covid. Puccio Lapenna scruta l’orizzonte della palla a spicchi da un osservatorio diverso, quello di un procuratore. Lo fa da Teramo dove vive e da dove si muove per fare trattative che riguardano giocatori e allenatori di serie A, A2 e B.
Lapenna, com’è il mercato della pallacanestro?
«Più o meno lo stesso degli anni scorsi. L’intensità è simile a quello dell’estate 2019 quando non sapevamo che cos’era il Covid-19. Ovviamente, ci sono delle società in difficoltà per gli effetti della crisi economica. E questo determina una ripercussione sugli ingaggi. In particolare quelli dei giocatori di valore medio. I giocatori top delle varie categorie avranno contratti più o meno simili. Come al solito è il ceto medio il più colpito dalle crisi».
Quali sono le prospettive?
«La Fip ha operato qualche manovra. Le società sono state agevolate in alcuni adempimenti. Sarebbe stato auspicabile qualche altra agevolazione, però qualcosa è stato fatto. Chiaramente, il futuro a certi livelli passa per un paio di iniziative annunciate dal Governo. Mi riferisco al credito di imposta e alla defiscalizzazione degli investimenti che faranno gli sponsor. Si tratta di due manovre vitali per lo sport, non solo per la pallacanestro».
Possibile fare delle percentuali sulle restrizioni degli ingaggi?
«Orientativamente tra il 10 e il 30% a seconda delle categorie e delle zone d’Italia. Ad esempio, al nord gli effetti del Covid sulle imprese sono stati maggiori».
Che basket sarà?
«I giocatori in campo faranno i giocatori. C’è voglia di tornare alla vita normale e il giocatore ha il desiderio di correre, rubare palla, tirare e andare a rimbalzo. E non pensa al contatto e all’eventuale contagio. Difficile che il giocatore vada in campo con la paura di prendere il coronavirus. Ci sono delle abitudini radicate dentro di noi, a prova di Covid-19. Fermo restando che bisognerà attenersi alle regole».
E i giocatori?
«C’è una presa di coscienza generale del momento. Chiaramente i soldi sono la parte preponderante in una scelta. Ma non l’unica. Meglio andare in una società affidabile, a costo di rinunciare a qualche soldo. Meglio andare in un club organizzato, con uno staff medico valido, un ambiente caldo. I soldi sì, ma conta anche il contorno».
E il procuratore?
«Con il calcio ci sono delle differenze basilari. In primis nel mondo del pallone circolano più soldi. Poi, va rimarcato come nel calcio i procuratori possono avere o non avere il mandato di rappresentanza. Ovvero, possono firmare al posto del giocatore. Nel basket no. Per il resto, la parte della trattativa è la stessa. Con importi diversi. Chiaramente, nella pallacanestro non c’è la cessione del contratto. I giocatori non sono un patrimonio a bilancio come avviene nel calcio. Le differenze ci sono, a volte sostanziali».
Lei come ha iniziato a fare il procuratore?
«Lo faccio da 22 anni, pur non avendo un passato da giocatore. A Teramo per anni c’è stato un polo di eccellenza del movimento. Con la stessa Teramo, Campli e Roseto ad altissimi livelli. Un gran fermento. Ho avuto la fortuna di avere in famiglia un dirigente di basket, l’avvocato Lucio Del Paggio che è stato presidente del Campli. Tutto è iniziato da una collaborazione con il procuratore Ernesto Ciafardoni, di Giulianova, che stava svolgendo una consulenza per il Campli. Avevo appena finito gli studi di Scienze politiche. E così cominciai un po’ alla volta. Sempre in compagnia fino al 2017 quando mi sono messo in proprio».
La situazione in Abruzzo?
«E’ rappresentata da Chieti e Roseto che sono le due facce della stessa medaglia. C’è Chieti che ha fatto un investimento importante avendo deciso di sfruttare una porta prevista dal regolamento. Mi riferisco all’acquisizione del titolo di A2. Roseto, invece, è in difficoltà. Negli ultimi due anni è rimasto aggrappato alla serie A2 grazie all’accordo di collaborazione con la Stella Azzurra. Adesso che questa intesa è venuta meno i nodi sono venuti al pettine, anzi sono rimasti attaccati al pettine. Vediamo, c’è fermento e la speranza è quella di vedere un movimento abruzzese meglio rappresentato a tutti i livelli del basket».
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