Lazio-Inter, Inzaghi sfida il passato Milan, si ferma anche Brahim Diaz

Il tecnico nerazzurro torna da ex all’Olimpico, Sarri protesta: «Questo non è il mio calcio, i giocatori si allenano più con le nazionali che con i club». Il Diavolo col Verona, lo spagnolo positivo al Covid
ROMA. Molti dubbi, forse un po’ di strategia e soprattutto tante emozioni a poche ore dal «ritorno a casa», come lo ha definito Simone Inzaghi. L’Inter prepara la sfida contro la Lazio all’Olimpico (oggi ore 18) con più incognite che certezze. L’allenatore nerazzurro aspetta di parlare con Lautaro, Correa e Vecino dopo gli impegni con le Nazionali e le lunghe trasferte. Una condizione di cui avrebbe preferito fare a meno e Inzaghi non lo nasconde, anche se non alza mai i toni: «Vedrò come staranno. Brava la Liga a rinviare le partite, noi dovevamo parlarne a inizio stagione. Dobbiamo stringere i denti e valutare come arriveranno i tre giocatori sudamericani. C’era già capitato dopo l’ultima sosta ma avevamo giocato di domenica. Questa volta è particolare. Sanchez e Vidal non verranno con noi a Roma perché sarebbero rientrati alle 3 di notte...». Assenze certe, dubbi di condizione, anche se Inzaghi è certo di avere alternative in attacco preferirebbe di gran lunga poter contare su Lautaro nel giorno del suo ritorno all'Olimpico. Una sfida che probabilmente ha già immaginato e che ora dovrà affrontare. Ricalpestare l’erba di Roma sedendosi questa volta sulla panchina dell’avversario. Ci sarà tensione, forse un po’ di nostalgia. «È normale che non sia una partita uguale alle altre. È un ritorno a casa», ammette Inzaghi, «e lo è stata per 22 anni. Sarà una grandissima emozione. Ci saranno fischi e applausi. Fanno parte del mestiere, li accetterò perché loro sanno che ho sempre dato tutto per quei colori».
Sponda Lazio, Sarri cerca di stimolare la reazione d’orgoglio dopo il ko di Bologna: «Mi aspetto una risposta da uomini più che da giocatori, a Bologna abbiamo fatto una gara da squadra superficiale». Il tecnico biancoceleste chiede alla Lazio di tornare a giocare il suo calcio, anche se l’avversaria è proibitiva e i 15 giorni di stop per le nazionali non hanno certo fatto contento un uomo di campo come il toscano, che in conferenza stampa è tornato a sottolineare: «Purtroppo il calcio attuale è questo, probabilmente non mi appartiene, sono un tecnico da campo. Tutti i mesi facciamo sette partite in 19 giorni, i restanti undici i calciatori sono in nazionale. Si allenano più lì che con i club. Non siamo più di fronte a uno sport ma a uno show, dove tutti i partecipanti cercano di spremere soldi agli appassionati di calcio». Alla squalifica di Acerbi che verrà sostituito da Patric, corrisponde il recupero di Immobile.
Milan. «La sfortuna esiste solo per chi si sente sfortunato». Stefano Pioli non vuole alibi, ma probabilmente non vede l'ora che questa settimana terribile finisca. Oggi contro il Verona (ore 20,45), oltre alle assenze di Maignan, Messias e Theo Hernandez, mancherà anche Brahim Diaz, anche lui, come il francese, positivo al Covid. «Dobbiamo stringere i denti davanti alle difficoltà e dimostrare le nostre qualità nel superarle». L’allenatore rossonero non vuole piangersi addosso ma quella che deve affrontare il Milan è una vera a propria impresa. Contro il Verona, potrebbe giocare titolare Daniel Maldini al posto di Diaz. Tornerà in campo Giroud, mentre il verdetto su Ibrahimovic si saprà solo oggi. «Ibra? Sta meglio. Sarà molto importante l’allenamento di domani mattina (oggi per chi legge, ndc) e decideremo se sarà convocato. Giroud ha sfruttato bene questa sosta. Finalmente è libero dalla lombalgia e domani è sicuramente disponibile». In porta giocherà Tatarusanu. «È apprezzato da tutti e pronto a sfruttare questa occasione. Mirante ha bisogno di una settimana di preparazione in più. Non è pronto per giocare». La buona notizia per il Milan è il rinnovo di Saelemaekers che ha prolungato il suo contratto fino al 2026.
Angelo Caradonna

