Lazzari: io, Morosini e l’Adriatico

La mezzala: «Lo stadio mi mette i brividi: lì è morto il mio amico Piermario, dura correre su quel prato»
PESCARA. All’Adriatico aveva giocato anche da avversario, ma non dopo il 14 aprile 2012. Una data che rimarrà impressa nella sua mente. Quel giorno, era un sabato, alle 15,31 il suo grande amico Piermario Morosini, cade a terra, privo di sensi e pochi minuti dopo il suo cuore smette di battere. «Quando sono entrato all’Adriatico in Coppa Italia mi è venuta la pelle d’oca», dopo i sorrisi e le battute con il suo spiccato accento romano, Flavio Lazzari diventa serio, quasi il suo sguardo si perde nel vuoto. «Attraversare quella zona del campo dove è spirato Piermario mi fa un certo effetto, ancora di più se penso che ho addosso la maglia del Pescara. Ho ancora impressa nella mente quell’immagine di Pescara-Livorno, con Moro steso a terra privo di sensi. Siamo tutti e due nati nel 1986, eravamo legatissimi, avevamo giocato assieme nell’Udinese e la sua morte mi ha profondamente segnato», racconta il centrocampista del Pescara, arrivato quest’anno in prestito dal Novara. «Dopo l’esperienza di Udine le nostre strade si erano divise, ma appena c’era un momento libero ci vedevamo con le nostre rispettive fidanzate».
Lazzari è ancora sconvolto se torna a sfogliare l’album dei ricordi, ma è pronto per dedicargli un gol. «Sicuro!», esclama, «segnare all’Adriatico venerdì sera e dedicargli un gol sarebbe bello». Lazzari sogna il gol per il suo vecchio amico, ma ha anche in mente un’esultanza particolare. «Sono diventato papà da pochi giorni e mi piacerebbe segnare per il mio piccolo Riccardo. Il gesto del “ciuccio” è pronto, spero di farlo».
Il sorriso torna sulle labbra di Flavio, che ama la fotografia e la letteratura: «Ho fatto il liceo classico e mi sarebbe piaciuto tantissimo continuare con l’università, ma il calcio ha preso il sopravvento. Adoravo la letteratura e la mitologia classica». Di classico in campo, però, lui ha ben poco. Nasce esterno d’attacco, ma con il tempo è diventato una mezzala atipica. «In quel ruolo mi trovo benissimo. L'impostazione tattica che Baroni sta dando agli interni di centrocampo è diversa e mi piace molto perché l'allenatore non vuole la mezzala classica, ma quella che partecipa parecchio al gioco offensivo».
Lazzari venerdì, contro il Bologna, sarà di nuovo in campo, ma sarà dura mantenere il posto da titolare vista l’agguerrita concorrenza: «Non deve rappresentare un problema, ma una risorsa perché il campionato è lunghissimo. Le scelte finali le fa il mister e credo che derivino dagli allenamenti e dal lavoro settimanale. Io sono tranquillo pronto a dare sempre il massimo. La concorrenza è solo uno stimolo». Lazzari è arrivato a Pescara con le idee ben chiare: «L'anno scorso a Novara eravamo partiti con obiettivi di alta classifica e alla fine è andata malissimo. Per scaramanzia preferisco volare basso, ma è normale che io sia venuto qui non solo per ottenere una semplice salvezza. L'organico è ampio e competitivo, l’allenatore è preparato, e mi ha stupito il suo modo di lavorare, c’è un progetto ambizioso e la società ha fatto un mercato impeccabile. Proviamo a puntare ai play off».
Le basi per fare un campionato da protagonista ci sono. «Si, ma dobbiamo essere sempre affamati e dobbiamo esprimere tutta la nostra qualità. Politano e Caprari, per esempio, sono due giocatori straordinari per l’età che hanno, ma devono essere più cattivi sottoporta. Con la Ternana abbiamo preso un buon punto, ma siamo andati al di sotto delle aspettative. Ora con il Bologna non dobbiamo fallire. Chi temo? Cacia, è uno che può far saltare gli equilibri ».
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