Le curve dettano subito legge
Ultrà Lazio: «Niente donne nelle prime file». A Verona fa discutere il buco nella Sud
ROMA. Le curve negli stadi tornano a comandare e a far parlare, già alla prima di campionato. Roma, Verona, Bergamo le città già al centro di polemiche.
A Roma fa discutere un volantino choc contro le donne lasciato sui seggiolini della Nord della Lazio e firmato da un fantomatico gruppo “Direttivo Diabolik Pluto”, denominazione che risulta nuova anche alle forze dell’ordine. Niente donne, mogli e fidanzate nelle prime file della curva dello stadio Olimpico. «La Nord è un luogo sacro, nelle prime dieci file non ammettiamo donne, chi sceglie lo stadio come alternativa ad una gita a Villa Borghese vada in altri settori», è quanto scritto. La società della Lazio ha preso le distanze. «I volantini in curva Nord? Non ne sapevamo nulla, si tratta di un’iniziativa autonoma da parte della tifoseria della Nord. La società è contro ogni discriminazione»: specifica Arturo Diaconale, portavoce della Lazio, «questa è un’iniziativa di pochi tifosi».
«Gesto da Medioevo», così l’ha bollato Carolina Morace, allenatrice del Milan femminile.
Sempre sabato, a Verona, alla prima di Ronaldo in serie A agli occhi del mondo, lo stadio Bentegodi si è mostrato con un vistoso “buco”. La curva Sud inferiore è rimasta chiusa e negata ai sostenitori della Juventus per non infastidire i tifosi dell’Hellas. Nei giorni scorsi sembrava che si dovesse andare verso una conclusione diversa, nella quale confidava il Chievo, invece hanno prevalso le ragioni dei tifosi veronesi, che riconoscono quel settore dell’impianto come un «bene inviolabile» per ogni supporter del Verona, dove è esposta anche la targa commemorativa dello scudetto 1984-1985. Decisione incomprensibile avallata da prefettura e Comune, con 2.700 seggiolini rimasti vuoti su “ordine” degli ultrà.
E oggi, nel posticipo di Bergamo, i tifosi dell’Atalanta faranno 15 minuti di sciopero del tifo in solidarietà di un capo ultrà nerazzurro, Claudio Galimberti detto Bocia, colpito da una diffida che i sostenitori della Dea giudicano incomprensibile.
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