LE LACRIME E LA GIOIA, IL 2020 IN UNA NOTTE

2 Gennaio 2021

Nel 2002 Paolo Rossi aveva pubblicato la sua autobiografia e l’aveva intitolata “Ho fatto piangere il Brasile”. Quel pomeriggio al Sarrià di Barcellona era diventata l’immagine e la sintesi perfetta...

Nel 2002 Paolo Rossi aveva pubblicato la sua autobiografia e l’aveva intitolata “Ho fatto piangere il Brasile”. Quel pomeriggio al Sarrià di Barcellona era diventata l’immagine e la sintesi perfetta della sua carriera e della sua vita: un fotogramma di giusto vent’anni prima, destinato a diventare incancellabile. E che la scomparsa di Pablito, una delle più dolorose di questo annus horribilis, ha elevato all’immortalità. Pianse il Brasile che cullava sogni mondiali con una squadra di fuoriclasse, pianse l’Italia che riempì le strade di gioia dopo troppi anni difficili.
Lacrime e pallone, lacrime e sport in generale, spesso s’accompagnano quando le emozioni diventano tumulti e tu non sai più contenerli. Quando anche tu ti senti parte di quel gol, di quel canestro, di quella schiacciata.
Quattro mesi e mezzo fa, tutta Pescara ha accompagnato Edoardo Masciangelo al dischetto sul campo del Curi di Perugia. Non era il campionato del Mondo, era “solo” uno spareggio per non retrocedere in serie C, ma quello era l’ultimo rigore e da lì passavano passato e futuro, felicità e disperazione, lacrime belle e lacrime brutte.
E, un attimo dopo che il pallone si era infilato nella porta di Vicario, tutta Pescara ha incominciato a piangere, senza ritegno, senza freni, negli angoli di casa e con il telefonino tra le mani con la voglia e il bisogno di condividere. Un pianto di tensione, di una partita infinita e straziante, di paura scampata e di felicità. Mentre Perugia piangeva come il Brasile dell’82.
Di questo 2020 ormai alle spalle, cupo, carico di problemi, almeno calcisticamente ci porteremo dietro quella notte diFerragosto che fu la fine di incubo, ma che, numeri di oggi alla mano, non ha però significato la rinascita: il Pescara ancora annaspa, soffre, rincorre. Nessuno vorrebbe tornare al Curi, a quel momento, a quella sofferenza e quell’ultimo rigore o forse no, perché è come se tutti volessero fermare il tempo proprio in quell’istante.
Quando Masciangelo fece piangere Pescara e la fece sentire bene.
*giornalista Sky Sport
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