Le squadre europee contro il Mondiale extralarge di Infantino
ROMA. Il sogno di Gianni Infantino di un Mondiale ‘ecumenico’, con un format lievitato a 40 o addirittura 48 squadre - rispetto alle 32 del 2014 - potrebbe infrangersi contro lo scoglio rappresentato...
ROMA. Il sogno di Gianni Infantino di un Mondiale ‘ecumenico’, con un format lievitato a 40 o addirittura 48 squadre - rispetto alle 32 del 2014 - potrebbe infrangersi contro lo scoglio rappresentato dal secco «no» dell'European Club Association (Eca), che raccoglie 220 tra le società più rappresentative del Vecchio Continente.
Temendo un'accelerazione del progetto nel corso del Consiglio Fifa in programma il 10 gennaio, il presidente dell'Eca, Karl Heinz Rummenigge, ha preso carta e penna e ha ribadito a Infantino, da febbraio alla guida della Federazione mondiale, la posizione dell'associazione. Il numero di partite che si giocano ogni stagione, vi si legge tra l'altro, «ha già raggiunto un livello inaccettabile». «Nell'interesse di tifosi e giocatori - aggiunge - esortiamo la Fifa a non aumentare il numero di partecipanti di Coppa del mondo». Un Mondiale “extralarge” - data ipotizzata dal 2026 - con 48 squadre in campo divise in 16 gironi da tre, significherebbe 368 giocatori coinvolti in più, tolti ai rispettivi club per almeno un mese. Una prospettiva che non piace per nulla all'Eca. Una sua ricerca ha dimostrato che il 76% dei calciatori impiegati in Brasile provenivano dai club europei, nonostante solo 13 delle 32 squadre fossero di quel continente. Un torneo con più partite delle quali vendere i diritti radio-tv aumenterebbe gli introiti e potrebbe soddisfare più Federazioni alle quali Infantino ha fatto promesse in campagna elettorale. Ma, ha replicato Rummenigge, «politica e commercio non dovrebbero essere la priorità esclusiva nel calcio». L'aumento delle partite (da 64 ad 80) starebbe, tra l'altro, suggerendo l'abolizione dei pareggi per evitare «accordi» durante i gironi. L'Eca, nata nel 2008, è stata un osso duro per la Fifa sotto la guida dell'ex attaccante della nazionale tedesca che ha condotto i negoziati affinché una quota dei ricavi del Mondiale confluissero in un programma di assicurazione per i giocatori infortunati e in una tariffa giornaliera da pagare per la partecipazione di ciascuno. La Fifa ha versato al fondo di compensazione 40 milioni di dollari per il Mondiale del 2010 in Sudafrica e 70 per il Brasile.

