Leonardo pensa a Conte

Gattuso dagli Usa: «Vorrei parlare con la proprietà per stabilire gli obiettivi»
MILANO. Fra la rivoluzione societaria e un mercato ancora non decollato, è tutt'altro che semplice l'estate di Rino Gattuso. Al ritorno dalla tournée negli Stati Uniti, l'allenatore vorrà conoscere prospettive, ambizioni e modus operandi del nuovo Milan direttamente da chi ha preso il comando una decina di giorni fa, ossia il fondo Elliott. «Ho avuto un confronto con tre del board, con Leonardo, ma con la proprietà ancora no», ha raccontato il tecnico a Los Angeles. «Lavoriamo molto bene da due settimane, dai giocatori ho avuto grande disponibilità e molta tranquillità. Se ci sarà qualche cambiamento, qualche linea nuova da portare avanti, lo si farà per il bene del Milan, ma bisogna parlare, sedersi, guardarci negli occhi e dire tutto». Nel giro di qualche settimana si insedieranno al vertice del club anche Umberto Gandini e Ivan Gazidis, e non è escluso un ritorno di Paolo Maldini. Gattuso prende intanto atto dell'avvicendamento alla guida dell'area tecnica, con l'esonero di Massimiliano Mirabelli e l'imminente incarico del suo successore («È già stato identificato e verrà annunciato a breve»), ossia Leonardo. All'opera dietro le quinte da giorni, il manager brasiliano sta trattando con la Juventus (Sky ha immortalato un incontro con Beppe Marotta e Fabio Paratici), dove Leonardo Bonucci vorrebbe tornare dopo appena una stagione. Una delle ipotesi è uno scambio con un altro difensore centrale, Mattia Caldara, sette anni più giovane, mentre al momento nell'affare non è coinvolto Gonzalo Higuain. «Ho parlato con Bonucci. Se un giocatore esprime un desiderio, bisogna fare di tutto per convincerlo a restare, poi bisogna pensare anche ai pro e i contro, capire, sedersi e affrontare il discorso in modo corretto e serio», ha notato amaro Gattuso. E difficilmente possono fargli piacere le continue voci sui presunti sondaggi di Leonardo con Antonio Conte, ancora indisponibile in attesa di risolvere un contenzioso economico con il Chelsea. Ma comunque un’ombra nel cammino rossonero visto che il tecnico salentino, dopo l’esonero dal Chelsea, rappresenta una valida alternativa qualora il Milan decidesse di svoltare anche in panchina. «Se oggi alleno il Milan è merito di Fassone e Mirabelli», ha notato l'allenatore calabrese. «C'è grande rammarico, amarezza, ma bisogna guardare avanti perché in questo momento può succedere anche a me di venir messo in contestazione se perdo due partite, fa parte del mestiere». Guardando indietro, Mirabelli descrive la sua storia al Milan come «15 mesi difficili ma splendidi, dei quali vado fiero». «Gli uomini passano, il Milan resta», ha scritto dopo aver ricevuto l'atteso esonero in un incontro con il presidente Paolo Scaroni. E nella lettera «ai milanisti», senza mai nominare Marco Fassone (l'ad sollevato per giusta causa da Elliott), Mirabelli ha rivendicato «acquisti per un progetto a lunga data, rinnovi complicatissimi ma condotti in porto e tutta una serie di cessioni che hanno consentito al club di ridurre il passivo».

