Leucemia e boxe: le sfide vinte da D’Ettorre

Il 26enne teatino tra la malattia combattuta da bambino e i titoli regionali: «Mai mollare nella vita»
CHIETI. «Forse non diventerò mai un grande pugile. Ma va bene così. A questo sport, al mondo delle sedici corde, devo comunque davvero tanto». È una bella storia, che il protagonista racconta però senza alcuna enfasi, quella di Alessio D’Ettorre, 26 anni, di Chieti, per due volte campione regionale di boxe, categoria pesi medi. Risultati sportivi che possono rappresentare un incoraggiamento per quanti vivono un momento di sconforto, racchiudendo un messaggio di determinazione e speranza. «Avevo sette anni quando mi venne diagnosticata una leucemia linfoblastica acuta. Ricordo poco di quella esperienza, solo qualche immagine dei mesi passati nel reparto di ematologia dell’ospedale di Pescara. Le cure, la chemioterapia, le parole affettuose dei medici che mi chiavano il “prode Ettorre”, giocando sul mio cognome, oppure “il treno”, per la forza che mostravo nel superare le varie fasi della malattia. Poi, la costante attenzione delle maestre della scuola del quartiere Tricalle, dove frequentavo le elementari, la completa guarigione, il ritorno a casa e di quei mesi difficili rimase solo, appunto, qualche vaga immagine nella memoria, un regime alimentare un po’ particolare e, ovviamente, l’affetto dei miei familiari». Tutto normale. Il diploma all’Itis Savoia, un avvicinamento al basket e poi, in maniera casuale, un corso di pugilato. «Mi piacque subito e decisi di cominciare a frequentare la palestra del maestro Danilo Diodato trovando un ambiente splendido. Sereno, stimolante e lontano anni luce dallo stereotipo che vede la boxe come sport violento o comunque utile a “togliere dalla strada” ragazzi difficili. Sentivo però che mi portavo comunque dentro, magari come conseguenza della malattia avuta da bambino, una scarsa autostima. Un non credere fino in fondo alle mie possibilità. Allora chiesi a mia madre di spiegarmi meglio quanto era accaduto diversi anni prima». E mamma Morena rispose con una lettera appassionata nella quale vengono ripercorse le ansie e le paure legate ad una diagnosi infausta nonché la gioia nel momento in cui gli ultimi controlli confermavano la guarigione di Alessio. «Leggendola, mi sono parecchio emozionato e ho capito tante cose. Soprattutto relative a quella sorta di insicurezza mi portavo dentro. L’iscrizione alla facoltà di scienze motorie, la laurea triennale e ora la specialistica mentre ho intanto conseguito, al centro federale di Assisi, l’attestato di istruttore di pugilato».
Tutto in rapida successione, così come il salire sul ring e cominciare a mettere assieme le prime vittorie. «Non so se ho talento, forse no. Ma ho imparato che, attraverso metodo ed applicazione, i risultati, alla fine, arrivano». A spendere parole di elogio per Alessio lo stesso maestro Diodato: «Un ragazzo serio, incredibilmente maturo per la sua età. E, siccome non si vincono di fila due titoli regionali per caso, anche modesto. Con lui, peraltro in pochi anni di pratica agonistica, si è lavorato parecchio, in effetti, proprio sotto l’aspetto della consapevolezza nei propri mezzi. Il messaggio che propone all’esterno, poi, è proprio quello che intendiamo comunicare. Uno sport bellissimo, fatto di forza, di disciplina e non di mera violenza. Uno sport per persone normali, praticato in maniera normale in un ambiente sano. Senza quelle esasperazioni che purtroppo ora caratterizzano anche altre discipline sportive». Uno spirito che D’Ettore sottolinea con convinzione ripensando alla sua velocissima carriera. «Sul ring sei solo, come il tuo avversario. Che va rispettato così come lui rispetta te e la cosa infonde sicurezza e fiducia. Una bella sensazione che ripaga comunque la sofferenza ed il sacrificio che accompagnano ogni allenamento. Continuerò a combattere, ma la cosa alla quale tengo particolarmente è rimanere nell’ambiente dello sport per trasmettere a ragazzi la mia esperienza. Nel rispetto delle regole e nella consapevolezza che, nello sport come nella vita, proprio nei momenti di difficoltà sia necessario tirare fuori una forza che forse non si pensa nemmeno di avere».
Giuseppe Rendine
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