Loew: «Loro sono forti ma non abbiamo paura»

13 Luglio 2014

I tedeschi non gradiscono Rizzoli. Problemi fisici per Boateng

INVIATO A RIO DE JANEIRO. «Non ho nessuna paura dell’Argentina», dice Joachim Loew. Ma intanto, per non sbagliare, è meglio tirare per la giacchetta il capo degli arbitri Busacca, per la designazione del nostro Rizzoli, poco gradita. La Gulash Suppe tedesca prima della finale è una minestra fumante, con degli ingredienti a sorpresa – visto il dubbio Boateng – e rigorosamente piccante: sarà perché spesso la Germania si è presentata con un profilo basso e poi ha (sempre) perso, sarà perché effettivamente, dopo un 7-1 rifilato al Brasile, era impossibile dire che l’Albiceleste, uscita dalla lotteria dei rigori con l’Olanda, ora è vista come l’Armada Invencible.

Lo spavaldo. Nei nostri occhi c’è l’espressione da cane bastonato (da Grosso e Del Piero) del vice di Klinsmann nel Mondiale 2006. O quella della semifinale persa contro l’Italia dalla sua Germania agli Europei, sei anni dopo. Ecco, forse l’azzurro non è un colore amato da Joachim Loew, così stavolta, scomparso lo spettro italiano e trovandosi di fronte “solo” l’Argentina, sembra tutto un altro allenatore. Decisamente su di giri e poco umile nel ventre del Maracanà, quando parla di quello che dovrebbe succedere nelle prossime ore. «Siamo consapevoli del nostro valore, lo abbiamo capito durante tutto il nostro torneo, mi sorprenderei se la qualità finora espressa non si vedesse in campo», racconta il ct tedesco con una sorta di prologo che poi tocca anche il passato e le sconfitte storiche. «Non credo ai numeri, preferisco il presente e il futuro: abbiamo dei giocatori che sono nel loro momento più alto, poi molti giovani e ci sono anche elementi non convocati che hanno grandi possibilità, penso a Guendogan o a Marco Reus. Adesso però dobbiamo pensare alla partita con l’Argentina, poi penseremo al futuro».

Il pericolo. Soltanto il risultato di oggi dirà se quello di Loew è un delirio di onnipotenza o una valutazione corretta di una squadra che potrebbe aprire un ciclo in Europa dopo il dominio spagnolo. Messi permettendo. «La nostra avversaria non è solo Messi: ci sono Higuain, Di Maria se dovesse giocare, Aguero, questa squadra non vive solo di Messi anche se stiamo parlando del migliore e da solo può decidere una partita», ha argomentato Loew tanto per far capire che lui alle famose “gabbie” neppure ci pensa. «Siamo maturi per vincere, è una grande opportunità», ha aggiunto Bastian Schweinsteiger per spiegare che loro in campo non sono troppo preoccupati da Messi. «Abbiamo fatto tante finali europee con i nostri club e lo abbiamo spesso battuto». Scaramanzia a livelli minimi in casa tedesca.

Le scelte. Qualche problemino, tuttavia, la Germania ce l’ha: dopo aver trattenuto il fiato per Mats Hummels, di sicuro il miglior difensore centrale del torneo, ora tocca al compagno di reparto Boateng, alle prese con un persistente fastidio agli adduttori. Per questo Loew ha allertato Mertesacker, praticamente l’unica scelta del ct tedesco che ha anche Mustafi fuori uso. Per il resto la formazione anti-Argentina è fatta. Difesa a quattro davanti a Neuer con Lahm e Howedes sulle fasce, Hummels e Boateng (o Mertesacker) al centro, Schweisteiger e Khedira come mediani con Muller, Kroos e Ozil sulla trequarti alle spalle di Klose.

Insinuazioni. L’altro giorno la dichiarazione del capodelegazione Oliver Bierhoff sulla garra argentina («Sono dei provocatori»), ieri le voci di corridoio sul poco gradimento della Germania per la designazione di Nicola Rizzoli. Due i dubbi tedeschi, legati a una questione linguistica e di origini (tanti argentini hanno antenati italiani) e ai due precedenti del fischietto emiliano con la squadra di Sabella, già arbitrata due volte qui in Brasile. «Basta, dobbiamo credere nell’onestà dell’arbitro e sul fatto che sta dirigendo la partita della sua vita», ha spiegato il designatore Busacca, tirato in ballo. «Non abbiamo il tempo di pensare che Rizzoli è italiano e che l’Italia ha delle connessioni con l’Argentina». Stai a vedere che Loew un po’ di paura dell’Albiceleste ce l’ha...

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