Lorenzo, il giallo del casco

9 Settembre 2015

Visiere appannate, i produttori (che pagano) non ci stanno: e se fosse una scusa?

di Mauro Corno

Anche Jorge Lorenzo potrebbe avere avuto la sua Corea. Se non addirittura due a prendere per buone le frasi dello spagnolo, furibondo per quanto successo nel Gp di Gran Bretagna, corso a 315 chilometri dalla Middlesbrough fatale per gli azzurri del calcio al Mondiale 1966. «Purtroppo è già la seconda volta che perdo dei punti per colpa del casco», ha raccontato, prendendosela con la Hjc, l’azienda che dal 1971 produce caschi e che ogni anno, dai suoi stabilimenti dislocati soprattutto in Corea del Sud, ma anche in Cina e Vietnam, distribuisce in tutto il pianeta più di un milione di esemplari.

In Qatar, nella gara d’esordio del 2015, si era staccata una parte di plastica superiore dell’elmetto. «Ho perso metà della visuale. Non riuscivo a vedere bene le curve e non potevo concentrarmi solo sulla guida come prima, per questo perdevo mezzo secondo a giro. Avrei come minimo potuto lottare per la vittoria, ho chiuso quarto», aveva detto dopo la batosta al debutto. Quarto così come a Silverstone, alle spalle dei tre scatenati italiani Valentino Rossi (già sul gradino più alto del podio a Losail), Danilo Petrucci e Andrea Dovizioso. E mentre l’inno di Mameli riecheggiava, e i nostri connazionali se la spassavano inondandosi di champagne, Lorenzo – che era rientrato ai box indicando polemicamente più volte la protezione incriminata – si sfogava. «Quando ha iniziato a piovere di più la visiera si è molto annebbiata, ho dovuto rallentare e ho perso la possibilità di andarmi a prendere almeno il terzo posto». Mai come in questo caso si tratta di punti di… vista.

A Seul e dintorni, comunque, non l’hanno presa bene. Hanno riflettuto qualche giorno sulla risposta da dare e poi, forti di un contratto che andrà in scadenza a fine 2016 (800mila euro a stagione, si vocifera, finiscono nelle tasche dello spagnolo), anziché porgere l’altra guancia – come ipotizzabile in un momento così delicato della stagione – hanno piazzato la stoccata: «Jorge, durante la gara, avrebbe dovuto tenere le prese d’aria frontali aperte. Inoltre avrebbe dovuto utilizzare un paranaso durante l’applicazione di un rivestimento spray speciale all’interno della visiera». Paranaso che, peraltro, hanno utilizzato tutti gli altri piloti.

Magari non arriverà ai livelli de “La schiava Isaura”, che per cento puntate tenne incollate davanti al video le massaie italiane, ma la telenovela sembra appena essere iniziata. E, la butta lì il solito bene informato, potrebbe chiudersi con la separazione tra “Para Fuera” e l’azienda asiatica, anche se ci sarebbe una pesante penale da pagare da parte del pilota. L’italianissima X-Lite, che al campione di Palma di Maiorca ha fornito i caschi fino al passaggio alla Hjc, pare la candidata naturale per la successione e il Gran premio di San Marino e della Riviera di Rimini potrebbe essere l’occasione per riallacciare i rapporti.

La vicenda di Lorenzo ha un precedente simile datato 2005. Dani Pedrosa, che a quei tempi la faceva da padrone nella classe 250, si lamentava del suo Nolan (tra l’altro casa madre della X-Lite) e quindi, nonostante l’impegno mostrato dalla azienda bergamasca per risolvere i problemi di ventilazione, passò alla giapponese Arai, con cui è tutt’ora “sposato”.

C’è poi un’ultima ipotesi, già adombrata dopo il Gp di Silverstone. Che sia una scusa per giustificare le batoste. Se così fosse, una scusa a caro prezzo.

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