Lucioni positivo all’antidoping: «Tutta colpa di una pomata»

23 Settembre 2017

BENEVENTO. L’ombra del doping torna a oscurare il calcio italiano. La positività di Fabio Lucioni, capitano del Benevento, è arrivata come un fulmine a ciel sereno: clostebol metabolita, uno...

BENEVENTO. L’ombra del doping torna a oscurare il calcio italiano. La positività di Fabio Lucioni, capitano del Benevento, è arrivata come un fulmine a ciel sereno: clostebol metabolita, uno steroide anabolizzante, la sostanza trovata nel campione del difensore al termine della gara col Torino di un paio di settimane fa. Una doccia fredda per la società giallorossa e per lo stesso giocatore, che si apprestava a partire col resto della squadra alla volta di Crotone in vista della delicata sfida salvezza di domenica. Lucioni non è il primo giocatore a finire nei guai per il clostebol: nel ’98 la stessa sostanza portò sul banco degli imputati Cristiano Pavone, giocatore del Lecce, che se la cavò con una squalifica di tre mesi perchè la sua versione (colpa di uno spray di cui si era servito dopo una caduta dal motorino) convinse la Disciplinare. Lucioni rischia la squalifica da uno a quattro anni. Secondo il giocatore avrebbe assunto un «farmaco (una pomata, ndc) in buonafede su indicazione del medico del Benevento».