Machìn, errori e sfortuna «Pescara, ho sbagliato»

17 Maggio 2021

Il fantasista: «Potevo dare di più, la retrocessione è una sconfitta per tutti» 

PESCARA . «La retrocessione è una sconfitta per tutti. Peccato, potevamo dare molto di più, io per primo. La salvezza era alla nostra portata, ora fa male vedere il Pescara in serie C». Josè Machìn fa mea culpa e saluta il Delfino con tanta amarezza. Il centrocampista guineano, arrivato a gennaio in prestito dal Monza, era convinto di aver fatto la scelta giusta e di poter aiutare i compagni a centrare l'obiettivo. Invece, lo spettro della retrocessione si è materializzato e non c'è stato più nulla da fare. All'inizio non ha avuto molto spazio, poi si è guadagnato la fiducia di Gianluca Grassadonia, ma non è riuscito a incidere come avrebbe voluto. Infine, quando la squadra sembrava aver trovato gli equilibri giusti, ci ha pensato il Covid a rovinare tutto e a spegnere definitivamente le già flebili speranze di tornare in corsa per la salvezza. Due giorni fa ha salutato il Pescara, rinunciando all'ultimo mese di stipendio. È rientrato in anticipo al Monza e ora farà il tifo per i suoi compagni, impegnati nei play off promozione (stasera in campo a Cittadella). A differenza delle esperienze precedenti, stavolta l'avventura in riva all'Adriatico si è chiusa malissimo. La società ha ingaggiato Machìn per la prima volta a gennaio 2018, quando la squadra ha terminato il torneo di B conquistando la salvezza all'ultima giornata con Bepi Pillon (subentrato a Massimo Epifani che in precedenza aveva preso il posto di Zdenek Zeman). Nella stagione successiva è rimasto fino alla fine del girone di andata, poi è stato ceduto al Parma. Stesso percorso l'anno successivo con Luciano Zauri in panchina. Prima parte di campionato straordinaria (7 gol) e al giro di boa il passaggio al Monza. Infine, quest'anno, finito malamente con il ritorno in C dei biancazzurri a distanza di undici anni. In totale, in quattro mezze stagioni, Machìn ha segnato 12 gol e servito 6 assist in 69 partite.
Machìn, quali sono le cause della retrocessione del Pescara?
«Non so darmi una spiegazione. Purtroppo quando le annate partono male non è facile invertire la rotta. Le sconfitte alimentano la negatività e quando ti trovi in basso è complicato risalire la china. Eppure, avremmo potuto centrare tranquillamente la salvezza, era un obiettivo alla nostra portata, invece non ce l'abbiamo fatta».
A livello personale, dopo le difficoltà iniziali, la sua condizione fisica è cresciuta e ha disputato qualche buona prestazione.
«Sì, non sono stato utilizzato subito con continuità. Ho sofferto un po' quest'anno perché si è creato un brutto ambiente, quando i risultati non arrivano tutto diventa più difficile. Tuttavia, vorrei precisare che non c'erano problemi di spogliatoio. Eravamo un grande gruppo, formato da professionisti seri. E' stata una stagione sfortunata. In ogni caso, anche se abbiamo disputato un torneo deludente, non sono pentito di essere tornato qui. Sarò sempre legato al Pescara, alla città e ai tifosi. Tutti potevamo dare molto di più, io per primo, purtroppo è andata male».
A un certo punto, grazie al successo contro il Pisa e ai pareggi in trasferta a Monza e a Brescia, sembrava che la squadra fosse diventata affidabile, poi è arrivato il Covid...
«Sì, in quel periodo avevamo trovato il giusto equilibrio, una precisa identità e anche continuità di risultati. Il virus ci ha tagliato le gambe, è stata la mazzata finale che non ci ha dato scampo impedendoci di giocarci le residue possibilità di rientrare in corsa per la salvezza. Quest'anno ci è andato tutto storto, è incredibile ma vero».
Il presidente Sebastiani ha promesso di costruire una squadra competitiva che possa centrare subito l'obiettivo.
«Gli auguro di riportare presto il club dove merita di stare. Ho un rapporto bellissimo con Sebastiani, è il presidente più importante che ho avuto nella mia carriera e gli auguro tutto il bene di questo mondo. Questa società ha valorizzato tanti giovani, ha un grande appeal, piace ai giocatori. La rinuncia all'ultimo stipendio? E' una scelta personale. Pescara non merita di stare in C, anche se nelle ultime stagioni sono mancati l'equilibrio e la continuità. Nei quattro campionati recenti, siamo passati da una semifinale play off a due salvezze molto sofferte e, per finire, a una retrocessione evitabile. Ripeto, questa è una piazza piena di passione, non può giocare in terza serie. Spero di rivederla presto almeno in B».
Giovanni Tontodonati
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