MADE IN ITALY

13 Giugno 2016

Finalmente tocca a noi e il sorteggio ci ha messo contro una multinazionale in crescita. Il Belgio (gruppo E) è un mix spumeggiante di seconde e terze generazioni, figlio di quella fame e quella...

Finalmente tocca a noi e il sorteggio ci ha messo contro una multinazionale in crescita. Il Belgio (gruppo E) è un mix spumeggiante di seconde e terze generazioni, figlio di quella fame e quella voglia di riscatto che anche i nostri emigrati conoscono bene. Calcisticamente li abbiamo arricchiti poco (in Nazionale solo Scifo e il povero Sterchele, morto in un incidente stradale a 26 anni), economicamente e socialmente molto di più; e oggi - 60 anni dopo Marcinelle (262 vittime tra minatori per lo più italiani) - i discendenti di chi lasciò il Belpaese per cercare fortuna non hanno ancora smesso di pagare il prezzo della crisi. Per un Elio Di Rupo che diventa premier, ci sono migliaia di italo-belgi che galleggiano a fatica sulla soglia di povertà: sovrarappresentati nelle professioni operaie e nel loro indotto (scuole di formazione, sindacati), fanno meno notizia delle storie di successo.

Da quando Bruxelles è il centro dell’Europa, la nostra emigrazione di qualità è cresciuta parecchio; oggi gli italiani sono la prima nazionalità presente in Belgio, sia tra gli europei che tra gli extraeuropei: da Charleroi a Liegi, da Mons fino alle periferie della capitale, compreso quel Molenbeek - culla degli ultimi attentati - che vede in trincea la barese Annalisa Gadaleta, assessore comunale. Tutti cervelloni o grandi lavoratori? No, pure qualche ’ndranghetista mandato ad Anversa per scaricare la coca dai container e distribuirla oltre confine: è l’altra faccia del made in Italy, quella che fa più male.

©RIPRODUZIONE RISERVATA