Sulmona

Mafia dei pascoli, contratti falsi per intascare i contributi europei: sette imprenditori vanno a processo

26 Giugno 2026

Sono tutti residenti tra la Valle Peligna e la Valle Subequana. Gli imputati hanno respinto ogni addebito e sono pronti a dimostrare l’estraneità ai fatti nel corso dell’udienza preliminare del 9 aprile

SULMONA. Sono stati rinviati a giudizio sette imprenditori residenti tra Valle Peligna e Valle Subequana nell’ambito dell’inchiesta sulla mafia dei pascoli. Si tratta di Mauro Salvatore Maggi, Simone Francesco Maggi, Marco Di Carlo, Pasquina Barbati, Antonio Mario Di Braccio, Drunaska Julissa Silveri e Ottavio Di Bernardino.

La prima udienza è stata fissata al 21 settembre. La Procura europea, dopo aver interrogato gli imputati, aveva chiesto il rinvio a giudizio per i sette imprenditori della Valle Peligna e della Valle Subequana. I fatti, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti tra il 2017 e il 2022.

Agli imputati (difesi dagli avvocati Alessandro Margiotta, Vincenzo Colaiacovo, Piercarlo Cirilli, Gaetano Biasella e Mariangela Romice), a vario titolo, viene contestato di aver utilizzato in modo illecito gli strumenti di accesso ai fondi europei e di aver sottoscritto, in alcuni casi, «falsi contratti di affitto di fondi rustici, allegati alla domanda unica annuale di concessione dei contributi europei della politica agricola comune».

Gli imputati, dal canto loro, hanno respinto ogni addebito e sono pronti a dimostrare l’estraneità ai fatti nel corso dell’udienza preliminare aggiornata per il 9 aprile.

Le difese hanno eccepito alcune eccezioni tra cui l’inutilizzabilità delle intercettazioni. Solo a maggio dello scorso anno un altro filone d’indagine, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura dell’Aquila, era stato chiuso.

Settantacinque i soggetti e gli enti coinvolti, 44 persone e 31 società, in tutta Italia, tra cui anche l’Abruzzo. Sul territorio peligno a condurre la battaglia era stata l’ex consigliera comunale, Teresa Nannarone.

Sul punto nei mesi scorsi la prefettura aveva emesso sei ordinanze restrittive nei confronti di altrettante aziende che operano nel Centro Abruzzo. 

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