Malagò applaude le donne

25 Febbraio 2018

Il presidente del Coni: «Dieci medaglie azzurre, il bilancio è positivo»

PYEONGCHANG (COREA DEL SUD). Lo sprint finale è mancato, qualche altra medaglia si aspettava, ma da Sochi a PyeongChang l'Italia ha fatto un salto «eccellente». Doppia cifra raggiunta e soprattutto tre ori che non possono non rendere positivo il bilancio della spedizione in Corea se si guarda a quattro anni fa, con otto medaglie, ma un triste zero in pagella nella casella del metallo più prezioso. Il presidente del Coni, Giovanni Malagò nel tirare la linea a un'edizione dei Giochi invernali che sta per finire (oggi alle ore 13 la cerimonia di chiusura dei Giochi) con 10 medaglie, non nasconde la soddisfazione, se non altro nei numeri: il voto finale «è sette», ma la media la alzano le donne loro sì «le vere trionfatrici, le protagoniste» assolute, perché il tris d'oro è tutto rosa. Arianna Fontana, Michela Moioli e Sofia Goggia «la prima volta di ori tutti al femminile e tutti dalla stessa regione, la Lombardia» spiega Malagò. Uno show a senso unico che ha riparato al flop di alcuni settori - fondo e sci alpino maschile - ma non ha certo risolto i problemi. Sugli uomini però il capo dello sport italiano punta per le prossime edizioni, dove «ci dovrà essere un ulteriore incremento, se ci sarò io o chiunque altro, a Pechino 2022 le medaglie dovranno essere 13-15, altrimenti non si sarà fatto bene». E in particolare sono gli uomini quelli che dovranno riscattare un'Olimpiade che li ha messi all'angolo, a parte le sorprese con i bronzi di Dominik Windisch e Nicola Tumolero, rispettivamente del biathlon e nel pattinaggio di velocità. «Questi Giochi sono i quinti di sempre per l'Italia, aggiunge Malagò, «se si considera Torino, la quarta all'estero. Rio, considerata una grande edizione, era la sesta: quindi significa che qui abbiamo fatto bene». Ed è sull'età degli atleti che Malagò confida: «È la media più bassa degli ultimi 30 anni (26,3), è vero che è stata un'Olimpiade delle donne, ma l'età media delle atlete è stata la più alta, mentre quella degli uomini la più bassa: segno che a livello maschile siamo in una fase di ricambio e a Pechino riscuoteremo». Un'Olimpiade «complicata» la definisce Malagò, segnata dalla paura. «Diversi Paesi avevano delle perplessità, poi invece è avvenuto il miracolo sportivo. Noi avevamo tante aspettative, 25-30 atleti da medaglia, una squadra forte, ma sai che quando ne puoi vincere tante, puoi anche fallire come è successo a Sochi. Ho detto che saremmo andati in doppia cifra, a dispetto di chi faceva fosche previsioni. Io penso sempre che non bisogna andare contro il proprio paese, lo trovo di uno squallore incredibile. Mi aspettavo qualcosina in più nel finale, penso allo snowboard con Ronald Fischnaller, a 38 anni un grande, o a Francesca Lollobrigida, l'ho sentita: era in lacrime». Alla fine le medaglie sono dieci, in linea col valore reale degli azzurri su neve e ghiaccio: del resto a Torino, da paese ospitante, i numeri furono analoghi. Comunque l'Italia è tra i sei paesi che hanno avuto il maggior incremento rispetto all'edizione passata, il 25% e il 100% rispetto a Vancouver 2010: il boom lo ha fatto la Corea che in casa ha visto decollare il medagliere dell'87.5%. Balzo pure per Giappone, Germania, Norvegia e Svizzera.