Mammarella delizioso: gol e assist per la riscossa

13 Settembre 2015

Il capitano del Lanciano spezza l’equilibrio e favorisce il raddoppio di Ferrari

INVIATO A LANCIANO. Il solito Carlo Mammarella. Passa il tempo, ma il suo sinistro riesce a fare sempre la differenza in serie B. E’ lui che spezza l’equilibrio di una partita godibile, ma non eccelsa sul piano tecnico. E’ lui che rovina la festa del ritorno dell’Ascoli nella cadetteria. Lo fa con quel sinistro magico che continua a incantare le platee calcistiche. Un bel vedere, non c’è che dire. Anche perché questa volta cambia il repertorio. Non più palla all’incrocio, un classico per il capitano rossonero. Ma a girare per cercare l’angolino lasciato libero dal portiere dell’Ascoli: palla a mezz’altezza, una prodezza balistica da lasciare tutti a bocca. A ben vedere era quello che ci voleva per sbloccare una partita incanalata sullo 0-0.

Più Lanciano che Ascoli nel primo tempo, ma i frentani hanno incontrato non poche difficoltà nel trovare varchi nella difesa a cinque ascolana. Ci hanno provato Piccolo (12’) e Di Francesco (31’), ma il portiere bianconero Lanni ha fatto buona guardia. Tiri sporchi, perché la Virtus ha faticato a entrare nell’area avversaria. Ecco, quindi, che nel finale del primo tempo è arrivata la svolta: dapprima le proteste per un presunto fallo su Zé Eduardo in area, poi, sugli sviluppi dell’azione, ecco la punizione dal limite fischiata da Nasca di Bari. E da lì Mammarella è letale: un legno a Vercelli, domenica scorsa, e ieri il gol, un colpo di biliardo che ha fatto crollare il bunker eretto da Petrone. Che, per il ritorno in B, ha schierato un Ascoli versione Lega Pro, arroccato nella difesa a cinque, con quasi tutti i volti nuovi in panchina (Cacia e Petagna sono entrati nella ripresa).

La prima casalinga in campionato ha confermato che la Virtus non ha mutato il suo Dna: organizzazione, carattere e forza di volontà. Come al solito predilige agire negli spazi e l’Ascoli ha cercato di non concedergliene. Ma i bianconeri, e con loro i circa mille tifosi al seguito, non avevano fatto i conti con Mammarella. E così nella ripresa hanno pigiato il piede sull’acceleratore. Qualche grattacapo l’hanno creato dalle parti di Aridità, ma con il passare del tempo hanno perso lucidità e fiato. A tal punto che hanno smesso di giocare a calcio. Si sono innervositi (tanto che i tifosi rossoneri hanno anche inneggiato al Teramo!) e alla lunga hanno pagato pegno. Prima colpi proibiti in mischia, gomiti alti e qualche parola di troppo (vero Giorgi?), poi il rosso diretto mostrato da Nasca a Mengoni che, al 20’, ha mandato ko Zé Eduardo. Sotto di un gol e di uomo, l’Ascoli è crollato sotto i colpi della Virtus Lanciano. Pardon, di Carlo Mammarella che, al 27’, ha lustrato il suo sinistro magico dalla bandierina del calcio d’angolo. Deliziosa la traiettoria disegnata dal difensore pescarese, un invito a nozze sul primo palo per un ariete del calibro di Nicola Ferrari che ha sfruttato i suoi centimetri e di testa ha messo i tre punti in ghiaccio. Non male l’ex modenese: due partite e altrettanti gol.

Successo meritato quello dei frentani. Magari manca qualcosa sul piano tecnico (Bacinovic assente per squalifica), ma temperamento e organizzazione di gioco sono una garanzia. Così come il 4-3-3 a fisarmonica con i due esterni d’attacco pronti a dare una mano alla fase difensiva e con Nicola Ferrari centravanti abile a giocare anche spalle alla porta e a svariare alla ricerca degli spazi. Insomma, la Virtus con il marchio di Roberto D’Aversa che nelle retrovie ha potuto contare su un Aquilanti versione Troest. Novanta minuti che hanno rassicurato la tifoseria rossonera dopo i travagli dell’estate. Il Lanciano ha le carte in regola per giocarsi le sue chance nella corsa salvezza. Detto ciò, la serie B richiede continuità di risultati e sabato sono attese conferme a Trapani.

@roccocoletti1

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