Mancini prova la sua terza Italia

Amichevole con l’Olanda senza l’attaccante Balotelli: «Io capitano? Segnale agli immigrati»
TORINO. La pretattica tornerà utile più avanti, quando l’Italia si rivedrà a calcare palcoscenici più prestigiosi. E così alla vigilia dell’amichevole all’Allianz Stadium di Torino contro l’Olanda (stasera ore 20.45), altra nobile decaduta dal momento che come gli azzurri non andrà ai Mondiali, Roberto Mancini snocciola uno dopo l’altro i nomi dei giocatori che scenderanno in campo. Un undici inedito, per dare la possibilità di giocare a tutti, perché quello che sta facendo il calcio italiano per risollevarsi dal tonfo più brutto degli ultimi sessant’anni è «costruire qualcosa di nuovo e di diverso».
Il cantiere è aperto da poco e il tempo degli esperimenti è appena iniziato.
«Contro gli olandesi cambiamo quasi tutti rispetto alla sfida di venerdì», anticipa Mancini, «giocheremo contro una squadra un po’ più esperta rispetto a noi, ma che come noi sta ricostruendo: sarà un buon test per il futuro».
Archiviata la sconfitta con la Francia, in porta sarà la volta di Perin nello stadio che l’anno prossimo potrebbe essere il suo. «Non credo avremo problemi a segnare, abbiamo attaccanti tecnici che hanno gol nelle gambe».
Una rifondazione sul campo quella che tocca al Ct, mentre sul fronte federale è sempre probabile l’ipotesi delle elezioni per il rinnovo dei vertici ad agosto, con al momento Abete candidato unico.
Mancini lavora per riportare l’Italia su e non è preoccupato. «I gol subiti? Nascono da errori evitabili», sostiene, «sono gol che normalmente non si prendono, per questo non sono preoccupato».
Senza il Mondiale da giocare, e senza la pressione a schiacciare le spalle, il ct olandese, Ronald Koeman, si aspetta una sfida aperta, divertente, offensiva. «Ho visto l’Italia contro la Francia, l’ho vista fresca, offensiva, con la pressione alta», dice, «non sarà una partita noiosa».
Alla vigilia del match, è tornato a parlare anche Mario Balotelli, a cinque anni dalla sua ultima comparsa. E lo fa per ricordare, proprio nei giorni in cui la politica si confronta sul tema migranti, che «il razzismo fa molto male e dà fastidio». Un invito a «svegliarsi» ribadito a voce dopo quello sui social con cui nei giorni scorsi aveva risposto allo striscione «il mio capitano è di sangue italiano» esposto durante Italia-Arabia Saudita, la partita del suo ritorno in azzurro. Non è la prima volta che l’attaccante, nato in Italia da immigrati ghanesi, prende posizione netta contro il razzismo. A colpire questa volta, però, è il tono, fermo ma pacato, di chi fino ad ora aveva abituato alle sparate. «Per me è più facile parlare delle persone che mi vogliono bene, e da quando sono in Nazionale in tanti me l’hanno dimostrato», afferma alla vigilia dell’amichevole, «d’altronde, so che ci sono persone che non ti capiscono fino in fondo, ma non è un problema, perché sono concentrato di più sulle persone che mi hanno voluto bene e mi hanno aiutato». Il razzismo, del resto, è qualcosa di «complicato», anche per chi «l’ha vissuto da piccolo» ed ora che è cresciuto deve fare i conti con i buuu dei tifosi avversari. Contro l’Olanda, oggi, non partirà tra i titolari, ma in un futuro non lontano sono molti quelli che lo vedono con la fascia da capitano della Nazionale al braccio. «Sono qui per fare gol, non per fare il capitano. Si può essere un esempio anche senza fascia», risponde l'attaccante, convinto però che indossarla «potrebbe essere un segnale per tutti gli immigrati». Per tutti quelli che, come i suoi genitori, «vengono in Italia e vedono uno come me, originario africano, diventare il capitano dell'Italia».

