Mancuso, mai una partenza così prolifica
Prima ala e poi centravanti: quattro gol in sei gare per l’attaccante che ama la pesca e la chitarra
PESCARA. “Se ci credi ti basta, perché poi la strada la trovi da te”, ha scelto una frase de “L’Isola che non c’è”, grande successo di Edoardo Bennato, come leitmotiv della sua vita. E ha deciso di tatuarsela sulla caviglia. Leonardo Mancuso ci ha creduto di nuovo e anche a Padova ha trovato la strada del gol. L’attaccante di proprietà della Juventus è la nota lieta del Pescara di Pillon. In sei gare, infatti, il 26enne milanese ha già realizzato 4 gol che hanno fruttato 5 punti al Delfino.
Un bottino importante, un avvio di campionato da urlo, il migliore della sua carriera. Il percorso potrebbe essere paragonato a quello di Ciro Immobile (5 gol nelle prime 6 gare, nel 2011) e Gianluca Lapadula, che realizzò due reti nelle prime sei giornate del torneo 2015-2016. Mancuso è sulla buona strada, anche se lui vola basso: «Non mi sento assolutamente l’erede di Lapadula, lui qui ha fatto cose pazzesche e io cerco solo di dare il massimo. Abbiamo anche caratteristiche diverse», ha detto il giorno in cui ha messo piede a Pescara. Nel 2012, nel primo anno alla Carrarese (serie C), mise a segno un solo gol nelle prime sei gare, come accade poi nella stagione successiva, sempre con la maglia del club toscano. A Cittadella, quattro anni fa, nel suo esordio in serie B, le prime (sei) gare giocate non gli portarono molta fortuna (zero reti). Stessa sorte l’anno successivo, a Catanzaro. Due anni fa, invece, con la maglia della Sambenedettese, ha avuto un avvio sprint con 3 gol nelle prime sei gare. Leggermente in flessione l’avvio della passata stagione (2 reti), ma di mezzo ci si mise un fastidioso infortunio muscolare a complicare i piani. Sotto la gestione Zdenek Zeman, però, il bomber cresciuto nel Milan non ha reso come con Pillon. In otto partite giocate dal titolare con il nuovo allenatore, infatti, Leonardo è andato a segno cinque volte: un gol contro Bari e Ternana, tre con lo Spezia. Il tecnico di Preganziol nella passata stagione gli chiedeva un lavoro diverso rispetto a quello che voleva il boemo e, a distanza di un anno, le riflessioni sulla sua collocazione tattica sono durate pochissimo, visto che il tecnico biancazzurro ha inserito Marras sulla fascia per spostare Mancuso al centro dell’attacco.
La sensazione è che per esprimersi al meglio Mancuso debba giocare più vicino alla porta avversaria, come è accaduto con Crotone e Padova, anche se sa attaccare bene gli spazi con tempi di inserimento perfetti. Somiglia - fatte le debite proporzioni - a Callejon del Napoli, ma può fare la prima punta di manovra, perché si sa muovere molto bene. Gol nel sangue e poca voglia di apparire. Leo Mancuso, 26 anni, da Lacchiarella si candida per recitare un ruolo da protagonista, magari anche da capocannoniere, come è già accaduto due anni fa, in Lega Pro, con la maglia della Sambenedettese (22 gol). Ama la musica, suona la chitarra ed è diverso dai suoi colleghi, più avvezzi alla mondanità e alle luci della ribalta. Adora il mare, il suo hobby è la pesca e speso si è piazzato nel tempo libero sugli scogli con la sua canna da pesca.
Una passione sbocciata da quando era bambino, oltre all’amore per la musica suonata in varie salse con la sua inseparabile chitarra.
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