Mandragora, da Pogba alla voglia di serie A

Il centrocampista scuola Genoa: «Mi ispiro a Thiago Motta, siamo una squadra da play off»
INVIATO A CINGOLI. È diventato maggiorenne un mese fa, eppure già dall'anno scorso è salito alla ribalta delle cronache sportive. Rolando Mandragora è uno dei giovani più promettenti del panorama calcistico italiano. Il Pescara lo ha preso in prestito dal Genoa che lo fece esordire in serie A il 29 ottobre 2014 nella gara (vinta 1-0 dai liguri) contro la Juventus. L'ex pescarese Gian Piero Gasperini, che lo considera "un predestinato", lo schierò dal primo minuto e Mandragora fu uno dei migliori in campo (riuscì ad arginare un certo Paul Pogba). Il 18enne, napoletano di Scampia, uno dei quartieri più difficili di Napoli, ha bruciato le tappe procedendo dai Giovanissimi nazionali agli Allievi nazionali. Un passaggio breve prima di militare nella Primavera ed essere aggregato in prima squadra. È arrivato a Pescara per il definitivo salto di qualità. «A Genova», spiega Mandragora, «ho conosciuto Oddo. Quando il mio agente (Vincenzo Pisacane, lo stesso di Gordan Bunoza, ndr) mi ha detto che c'era la possibilità di venire qui non ci ho pensato due volte. Siamo un gruppo pieno di giovani desiderosi di affermarsi. Ad esempio Caprari ha una qualità immensa. Proverò a ritagliarmi uno spazio importante». Il "derby" con Lucas Torreira (ceduto alla Sampdoria, ma rimasto per un'altra stagione in Abruzzo) è già iniziato. «Per ora siamo amici, l'anno prossimo vedremo». Gli obiettivi sono chiari. «Pescara è una piazza che ambisce alla serie A: possiamo arrivare ai play off. In allenamento osservo i movimenti di Sansovini: è fortissimo, mi ha impressionato». Centrale o mezz'ala, per lui non c'è differenza. «Credo di essere un metodista, però riesco a giocare anche in altre posizioni. Mi sono sempre ispirato a Thiago Motta».
Insomma, un mediano non molto dinamico, ma dotato di forza, tecnica e intelligenza tattica. Nella sua famiglia il calcio è una sorta di religione. Suo padre, Giustino, gestisce l'accademia intitolata ai fratelli Cannavaro, mentre Bruno, suo zio, fa l'allenatore (ex Ischia, Nola, Pueolana e Neapolis). «Devo tutto alla mia famiglia che mi ha sempre seguito aiutandomi a diventare un calciatore professionista». La sua maturità è sorprendente, anche se in certe zone delle metropoli si diventa grandi in fretta. Chi lo conosce sostiene che abbia la testa di un trentenne. È arrivato a Genova grazie al lavoro di scouting del responsabile del settore giovanile Michele Sbravati e dell'ex diesse delle giovanili rossoblù, l'abruzzese Mario Donatelli, zio di Marcello. Quest'ultimo, attuale vice di Massimo Oddo, lo ha allenato nei Giovanissimi nazionali del Grifone. Sarà una stagione intensa per Mandragora che dovrà completare il suo percorso di crescita. In campo calcistico, prima di tornare al Genoa, proverà a portare in A il Pescara, ma anche in quello scolastico c'è un traguardo altrettanto importante da raggiungere. Rolando, infatti, frequenta l'istituto Alberghiero e l'anno prossimo dovrà sostenere l'esame di maturità. Sarebbe il massimo centrare entrambi gli obiettivi.
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