Mandragora: vai Pescara, andiamoci a prendere la A

Il centrocampista: «Mi adatto in difesa, ma il mio posto è in mezzo al campo» Pasquato: «Certi traguardi si conquistano con 23 titolari, non con undici»
PESCARA. Jolly al potere. E’ uno dei centrocampisti emergenti più forti d’Italia. Era seguito da Chelsea, Roma e Psg, però alla fine è stata la Juventus a strapparlo alla concorrenza. Appena 18 anni, ma già grande carisma e sicurezza in campo. Visione di gioco, senso tattico e tanta classe per Rolando Mandragora, cresciuto a Scampia, non un quartiere facilissimo di Napoli. Nella sua famiglia il calcio rappresenta il pane quotidiano. Lo zio Bruno è un noto allenatore del calcio campano, mentre il padre Giustino gestisce la scuola calcio dei fratelli Cannavaro. La sua carriera inizia nel Ponticelli. Nei primi anni gira molte squadre, seguendo il percorso professionale del padre, prima di trasferirsi alla Mariano Keller. E’ proprio da lì che inizia a girare lo Stivale in lungo e in largo per partecipare ai provini. Napoli, Palermo, Roma, Atalanta. Da tutte queste società Mandragora riceve sempre la medesima risposta: sei bravo, ma troppo gracile. Poi arriva il Genoa e il gioco è fatto. Esordio in A l’anno scorso contro la Juve e da questa stagione è alla corte di Oddo, che lo ha voluto dopo averlo allenato agli Allievi del Genoa. Massimo Oddo a Cagliari lo ha adattato a difensore centrale, con buoni risultati. Mandragora è un jolly prezioso per il Delfino. «Il difensore non è il mio ruolo naturale», spiega Rolly, come lo chiamano gli amici. «Giocare a centrocampo mi dà più sicurezza calcolando le mie caratteristiche. Però, se dovesse servire, mi farò trovare pronto». La sconfitta di Cagliari brucia, ma l’ex Genoa guarda avanti. «La vittoria del Cagliari è figlia di episodi. Archiviamo Cagliari e pensiamo all’Ascoli. Proveremo a recuperare punti al Crotone, il campionato è lungo».
Quante chance ha il Pescara in chiave promozione? «Abbiamo il 70-80% di possibilità di andare in serie A, ma non dobbiamo abbassare la guardia».
Nelle ultime gare il rendimento di Mandragora non è stato dei migliori, complice anche il frastuono del mercato e del passaggio alla Juve. «La firma con la Juve è solo un punto di partenza e non d’arrivo. Non so cosa succederà in futuro, ma io voglio giocarmi le mie chance con la maglia bianconera. Al momento, però, il mio pensiero è rivolto solo ed esclusivamente al Pescara. Flessione? Il passaggio alla Juve non ha inciso. Non sono frastornato, mi alleno al massimo. Tutti i giocatori hanno degli alti e bassi e penso di poterli avere anch’io». Ci può stare, calcolandola giovane età. «La data di nascita è solo uno stupido numero sulla carta d’identità. Poi parla sempre il campo». Ora testa all’Ascoli. «Gara difficile, tuttavia faremo di tutto per vincerla. Questa è una partita a cui noi e i tifosi teniamo tanto». E sarà importante il sostegno del pubblico. «L’aiuto del pubblico è fondamentale e la gente di Pescara lo sa. Sono sicuro che saranno in tanti allo stadio. A me ha fatto molto piacere vedere tanti tifosi all’aeroporto quando siamo tornati da Cagliari. Un segnale che ci ha dato una grande carica». Gli fa eco l’attaccante Cristian Pasquato, uno che l’anno scorso ha sfiorato la promozione con la maglia biancazzurra. «Ora dipende tutto da noi», dice l’ex Padova e Torino. «Il nostro obiettivo è la serie A e lotteremo fino all’ultimo secondo per regalare questo sogno ai tifosi». Lui che è voluto tornare in Abruzzo nonostante l’agguerrita concorrenza. «Ero consapevole delle gerarchie che avrei trovato, non è un problema. Credo che sia uno stimolo in più. Sono dell’idea che una squadra che vuole vincere deve avere 23 titolari e non solo 11».
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