MANTOVA1

6 Novembre 2016

TERAMO. Senza gioco, senza carattere, con pochissima qualità e anche con un allenatore in confusione. Il Teramo di ieri era questo e ha disilluso amaramente i propri tifosi, rigenerati dal clamoroso...

TERAMO. Senza gioco, senza carattere, con pochissima qualità e anche con un allenatore in confusione. Il Teramo di ieri era questo e ha disilluso amaramente i propri tifosi, rigenerati dal clamoroso – ma, oggi si può dire, episodico – 5-1 di Gubbio. La sconfitta con il Mantova è gravissima per molti motivi. Per la classifica innanzitutto, visto che il Diavolo ha rigenerato una diretta concorrente alla salvezza che non vinceva dalla terza giornata. Per il morale, perché – al di là del risultato – prestazioni del genere non possono che seminare insicurezze. E per la tranquillità dell’ambiente, perché il patron Campitelli è un vulcano in ebollizione e sotto esame ora c’è anche Nofri, strigliato con veemenza nel dopogara.

Il primo tempo della partita di ieri è stato uno dei più brutti di sempre a Teramo, uno stonatissimo inno all’anticalcio nel quale era il Mantova – squadra modesta e anche impaurita – ad infilare quasi tutte le poche note giuste. I lombardi hanno avuto due occasioni in avvio (Caridi ha rubato palla ma tirato debolmente al 2’, Cristini ha inzuccato un calcio franco sfiorando il palo al 4’) e si sono rifatti vivi dalle parti di Rossi al 34’ con Di Santantonio: girata di testa alta. Per il resto si sono limitati a fare mucchio con un 5-3-2 puro nel quale, tanto per rendere l’idea, uno stopper (il rude Gargiulo) faceva l’esterno destro. Di fronte a cotanto avversario il Teramo non ha creato uno straccio di occasione – unica conclusione degna di nota un colpo di testa alto di Petrella – e mostrato un’impressionante difficoltà nel fare gioco. Tante le palle buttate a casaccio davanti, quasi zero gli attacchi a destra dove il povero Petrella languiva dimenticato, zero le combinazioni riuscite tra le punte Sansovini e Croce (che in coppia contro difese chiuse, si era già visto, non la beccano praticamente mai). Colpa solo della modestia tecnica e caratteriale degli interpreti? Chissà. Il dubbio viene perché da quando Nofri è in panchina la squadra non è progredita affatto nella gestione del pallone, anzi è andata indietro. E ieri sono venuti forti dubbi sul tecnico anche quando un tarantolato Bulevardi ha preso il posto di Petrella (guaio muscolare) e si è messo a correre come un pazzo su e giù per la fascia destra, trascinando la squadra. Ma come, Bulevardi stava bene e lo lasci fuori? Forse è un dettaglio, una goccia nel mare di magagne che sommerge il Teramo, ma fa pensare.

Insieme a Bulevardi al 40’ è entrato Capitanio perché anche D’Orazio si è fatto male, e questa sequela di acciacchi non appare casuale. Il Teramo ha provato ad accelerare in avvio di ripresa ma, come altre volte, accelerando è andato fuori strada: al 3’ palla persa, buco sul centrodestra nel quale s’infila Caridi, cross in mezzo e Zammarini ha il tempo di stoppare e mirare mentre un nugolo di biancorossi attoniti lo guarda. La reazione di nervi c’è, fioccano calci d’angolo e sue due di questi Capitanio (di poco fuori) e soprattutto Croce (schiacciata di testa ricacciata con un balzo da Maniero) sfiorano il pari. Poi però il Teramo si smarrisce, pasticcia, governa malissimo anche i palloni più semplici e il Mantova può controllare e addirittura cercare un paio di volte il raddoppio. Nell’assalto finale l’unico tiro degno è di Capitanio (altra gran parata di Maniero) al 38’ mentre le due punte continuano a latitare anche quando arrivano cross invitanti soprattutto da destra, dove impazza Bulevardi.

Se si fa il conto degli episodi il Teramo (che doveva avere un rigore in avvio di gara per un netto mani di Siniscalchi) avrebbe meritato il pari, ma per la prestazione offerta ha certamente meritato la sconfitta. Gubbio è stato un lampo, è subito tornato il buio.

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