Maradona, 60 anni di magie e cadute

Talento, ribellione e vizi: oggi il mito di Napoli compie gli anni
BUENOS AIRES. Qualche giorno fa per gli 80 anni di Pelè, l’unico che parli il suo stesso linguaggio calcistico, Diego Armando Maradona ha inviato un messaggio di auguri. Oggi, giorno in cui il Pibe de oro varcherà la soglia dei 60, c’è da giurare che O’Rey ricambierà. Diego, assieme al brasiliano, è tutt’ora un’icona del calcio, ma rappresenta molto di più di un asso del pallone. Maradona, attuale allenatore del Gimnasia y Esgrima di La Plata, rischia però di non festeggiare perché è stato messo in isolamento, nella sua abitazione, dopo che uno dei suoi assistenti è risultato positivo al Covid.
Un concentrato di vita e di sport, quella di Maradona, sospeso fra debolezze umane e colpi di classe. Talento precoce dell’Argentinos Juniors, ha vinto meno di quanto la sua classe gli avrebbe consentito. Approdò in un Barcellona che si contrapponeva al Real Madrid e, dopo avere subito un gravissimo infortunio nella Liga, venne acquistato dal Napoli. Aveva solo 24 anni. Il 5 luglio 1984, al San Paolo, 60 mila tifosi pagarono 3 mila lire a testa per vederlo palleggiare. Maradona regalerà al Napoli una Supercoppa italiana, due scudetti, una Coppa Uefa, ricambiando con prodezze stilistiche l’amore di una città, che tutt’ora si tramanda da padre in figlio. Il capolavoro sportivo e di astuzia lo realizza in Messico, proprio come Pelè nel 1970. Diego, ai Mondiali 1986, contro l'Inghilterra beffa Peter Shilton, insaccando il pallone con un tocco di mano. Poi, a fine partita, l'argentino ammette che quel gol lo aveva segnato «La mano de Dios», non lui. La sua parabola calcistica si conclude con una positività al doping nei Mondiali di Usa '94. Il suo declino era cominciato nel 1991, appena un anno dopo il secondo scudetto di Napoli, quando viene arrestato per detenzione di stupefacenti. Episodi che, malgrado tutto, non oscureranno mai la luce della sua stella.

