Marco calciatore: centrocampista veloce di pensiero, poco di gamba

21 Giugno 2017

Allenatore lo era già in campo, quando giocava, Marco Giampaolo. Era un centrocampista, un metodista davanti alla difesa. Bravo a far girare la palla, ma un po’ lento. Veloce di pensiero, ma non...

Allenatore lo era già in campo, quando giocava, Marco Giampaolo. Era un centrocampista, un metodista davanti alla difesa. Bravo a far girare la palla, ma un po’ lento. Veloce di pensiero, ma non altrettanto con le gambe. È stato Franco Oddo nella seconda metà degli anni Ottanta a impostare Marco Giampaolo centrocampista centrale nel Giulianova, poco dinamico, ma “pensatore”. All’epoca il Giampaolo famoso era Federico, il fratello, l’attaccante diventato anche l’idolo dell’Adriatico. All'inizio degli anni Duemila gli scarpini erano già appesi al chiodo, anche per colpa di qualche infortunio che ne ha condizionato la carriera. L'amico Andrea Iaconi lo inserisce nello staff tecnico di Giovanni Galeone a Pescara, nasce un buon feeling con il "Gale", ma le strade si dividono dopo un anno.
Marco Giampaolo torna a Giulianova: è il 2001, Adriano Buffoni ha bisogno di un secondo e lo prende subito. E si accorge che in campo sa lavorare. Buffoni è furbo e saggio, lo fa fare. E Giampaolo lavora sui movimenti di Ferrigno, Ambrosino e Califano. Un 4-4-2 che regala soddisfazioni. Da Giulianova a Treviso, da Buffoni ad Ammazzalorso: Marco Giampaolo cresce. È un secondo che non porta i birilli in allenamento, è uno che pensa e decide. Vive di calcio. Non può essere il primo allenatore solo perché non ha il patentino. E così arriva ad Ascoli. Lo prende il presidente Benigni: ingaggia prima il secondo, Marco Giampaolo, che poi suggerisce il primo, Massimo Silva, in possesso per l'appunto del patentino. Quell'Ascoli arriva in serie A e Giampaolo finalmente conosce la gloria. Ormai non è più un abusivo, prende anche il patentino. Ma il giochetto del secondo che in effetti è il primo è sulla bocca di tutti e viene anche squalificato.
Ma ormai ha preso il volo. Allena in A tra alti e bassi. Nel 2008 la grande occasione: lo chiama la Juve, ma poi decide di dare la squadra a Ferrara. Giampaolo finisce in Lega Pro. L’Empoli lo riporta in A nel 2015. Il resto è storia recente.