Marino, il doppio ex alla finestra

Il tecnico è stato vicino al ritorno a Catania ed è ancora stipendiato dal club di Sebastiani
PESCARA. Il grande assente. Poteva essere il protagonista su una delle due panchine, invece Pasquale Marino sarà costretto a vedere la partita in televisione. L’ex allenatore di Pescara e Catania la seguirà con interesse, ma non sarà presente sulle gradinate dello stadio Massimino.
Il 52enne di Marsala per un soffio non è tornato nella mischia. Dopo la sconfitta contro il Perugia, i dirigenti catanesi si sono riuniti per ratificare l’esonero di Maurizio Pellegrino e individuare il possibile sostituto. Tra i papabili c’era proprio l’ex allenatore del Pescara, ma alla fine il club etneo ha preferito puntare su Giuseppe Sannino. Per Marino sarebbe stato un ritorno in pompa magna: nel 2005-06 riuscì a riportare il Catania in serie A dopo ventidue anni. Nella stagione successiva condusse i rossoazzurri verso una tranquilla salvezza e poi andò via accettando la proposta dell’Udinese. In ogni caso, la piazza siciliana lo avrebbe riaccolto a braccia aperte. La scorsa estate anche il Pescara aveva pensato di ricontattare Marino, ma la possibile opzione non ha trovato il consenso unanime tra i vertici societari.
Eppure il Pescara continuerà a mantenerlo in busta paga fino a giugno del 2015. L’esborso complessivo per l’ingaggio (suo e dello staff) pesa sulle casse societarie per circa un milione di euro. In quei giorni di attesa, al termine delle numerose consultazioni (Giampaolo, Pillon ecc..), la corsa alla panchina biancazzurra è stata vinta da Marco Baroni.
Forse è prematuro fare un confronto tra i due, ma finora il tecnico siciliano vanta un rendimento migliore: cinque punti in altrettante partite contro i tre dell’ex allenatore del Lanciano. Tuttavia, nel prosieguo del girone di andata Marino riuscì a trovare la giusta quadratura chiudendo l’anno 2013 al terzo posto in classifica dopo una lunga serie positiva (8 vittorie e 2 pareggi) interrotta dalla sconfitta interna contro l’Empoli del 29 dicembre. Un po’ per bravura, un po’ per necessita causata dai tanti infortuni, in quei mesi entusiasmanti Marino adottò un modulo diverso da quello di partenza: il 3-4-3 al posto del 4-3-3. Nelle prime giornate, a causa della partenza di Bjarnason nell’ultimo giorno di mercato, decise di schierare Ragusa nel ruolo di mezz’ala: i risultati furono alterni. Con il ritorno in attacco, invece, l’attuale esterno del Vicenza fece la differenza: ben 7 gol in 11 gare che spinsero in alto il Pescara.
Un altro merito indiscutibile da ascrivere a Marino riguarda la crescita di Gaston Brugman. Il tecnico rimase talmente colpito dalle qualità del centrocampista uruguayano che durante il ritiro decise di bloccare la sua cessione. Brugman divenne il punto fermo del Delfino: 35 presenze e 4 reti. Un’enormità se paragonate alle 32 gare giocate nelle tre stagioni precedenti. Purtroppo, durante la sosta natalizia, il giocatolo si ruppe. Giorno dopo giorno aumentarono i mugugni all’interno dello spogliatoio, soprattutto di quelli che avevano poco spazio. Il disastroso inizio del girone di ritorno (6 stop consecutivi) spinse la società ad esonerare Marino; ma oggi, per lui, sarà comunque una partita speciale.
Giovanni Tontodonati
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