Marzoli: campi all’aperto e scuola per il rilancio

L’avvocato teatino nel consiglio federale: «Puntare sui giovani»
CHIETI. Una delle novità nel nuovo consiglio federale della pallacanestro è Alessandro Marzoli, 37 anni, teatino doc, dal 2012 presidente della Giba, l’associazione che rappresenta e tutela gli atleti e le atlete del basket italiano. Avvocato specializzato in diritto sportivo ed ex consigliere comunale a Chieti, è l’unico abruzzese nel governo della palla a spicchi italiana. In precedenza, c’era Paolo De Angelis, pescarese, dg di Schio, in rappresentanza della Lega femminile. Marzoli, insieme a Giacomo Galanda e a Kathrin Ress, è stato eletto in quota atleti. «È un grande onore per me, un’altra tappa di un percorso all’interno di un movimento che io e la mia famiglia abbiamo nel sangue. Da papà Enzo a zio Nino, passando per mio fratello Riccardo».
Ci sarà molto da lavorare in federazione.
«Il basket, come tutti gli altri sport e il Paese, vive un momento di difficoltà. Svolge una funzione sociale importante, ma il virus ci impedisce di farlo. Bisogna pensare a una ripartenza anche nel basket».
Da che cosa occorre ripartire?
«Dalle scuole e dai campi all’aperto. Un canestro in ogni quartiere è cosa buona e giusta, aiuta a crescere. È uno stimolo per i nostri giovani come lo è stato per generazioni. Noi dobbiamo avvicinare il basket ai ragazzi, farli innamorare di quei valori che il nostro sport esprime. Il Paese ha bisogno di rafforzare l’attività fisica in un mondo in cui i ragazzi hanno il telefono in mano per molto tempo. Meno smartphone e più pallacanestro».
Il movimento si è un po’ adagiato negli ultimi anni.
«Il basket è la seconda disciplina sportiva più praticata in Italia, dopo il calcio. Dobbiamo rafforzare le nostre posizioni e arricchirle di personaggi che possano far innamorare i giovani. Dall’argento alle Olimpiadi del 2004 la nostra nazionale maschile ha vissuto una fase di stallo. Probabilmente, l’intero movimento. Anche perché gli altri Paesi hanno fatto passi avanti da gigante. In tutto questo contesto noi siamo comunque riusciti a mandare italiani in Nba, non è poco».
Resta il problema di fondo.
«Sì, c’è un mondo in evoluzione in cui l’Italia deve irrobustire il suo prodotto. Innanzitutto producendo un maggior numero di giocatori formati in Italia. E questo è alla nostra portata perché abbiamo dei tecnici qualificati, forse tra i migliori al mondo».
Si parlerà anche di riforma dei campionati a breve?
«È una soluzione da studiare. Oggi A2 e B contano tante squadre. Occorre verificare se è meglio ridurre il numero delle società in modo da renderle più forti. C’è bisogno di una seria riflessione».
Oggi solo la A1 è professionistica.
«Sì, anche se in A2 e B giocano ragazzi che fanno basket a tempo pieno. Noi come Giba abbiamo investito tanto per convincere i nostri associati che bisogna affiancare qualcos’altro alla pallacanestro. Un percorso formativo che potrà essere utile quando terminerà l’attività agonistica. E devo dire che il messaggio ha dato e sta dando i suoi frutti».
C’è il 3x3 che sta spopolando.
«Si conosce poco, ma si tratta di una disciplina olimpica che ha margini di crescita elevati. E può diventare un ulteriore veicolo per propagandare il basket».
E l’Abruzzo?
«Mi tornano in mente i derby di serie A tra Teramo e Roseto, quelli marchiati da Mario Boni che oggi è alla Giba con me. Hanno fatto la storia. Oggi abbiamo una squadra in A2 e tre in B. Diciamo che è un movimento che si sta ristrutturando, possiamo e dobbiamo crescere. Anche qui la ricetta per riuscirci è quella della creazione dei campi all’aperto per fare crescere nuovi talenti. In compenso, la nostra terra ha prodotto un capitano della Nazionale, Stefano Mancinelli, e Giampaolo Ricci che oggi giocano nelle due squadre di Bologna. Senza dimenticare Fontecchio a Berlino e tanti altri nel corso degli anni».
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

