Matalucci, un teramano nel cuore del Cagliari

28 Luglio 2014

E’ socio di Giulini che l’ha voluto nel club: si occupa di bilancio, marketing e comunicazione

C'è un abruzzese nel consiglio di amministrazione del Cagliari: si tratta di Stefano Matalucci, 41 anni, teramano, sposato con la signora Elena e padre di due figlie (Giulia di 10 anni e Beatrice di 8), laureato in Ingegneria Aerospaziale al Politecnico di Milano . E' uno dei volti nuovi della gestione del presidente Tommaso Giulini che, a giugno, ha rilevato la società rossoblù da Massimo Cellino. Matalucci è un teramano cresciuto a Milano ed è Ceo di Upside Group srl. «Sono un abruzzese a tutti gli effetti, ho parenti a Teramo e a Pescara», ha raccontato al telefono, «ho conosciuto Tommaso Giulini e dal primo gennaio scorso siamo soci in un'azienda che gestisce anche i diritti d'immagine dei giocatori. Quando ha rilevato il Cagliari mi ha chiamato e mi ha voluto al suo fianco. All'interno del consiglio di amministrazione mi occupo di finanza, marketing e comunicazione».

Qual è la sua idea di calcio?

«Le società non possono essere più aziende a perdere. Non c'è più spazio per il mecenate che butta soldi nel calcio. Men che meno gli azionisti possono continuare a bruciare i soldi come è avvenuto nel recente passato. Questo mondo va ripensato, incentivando i ricavi con idee nuove. Io ho vissuto negli States e lo sport americano può essere un modello: lì le società si finanziano da sole sfruttando il merchandising. Il calcio ha una fortuna rispetto alle altre aziende: non perde i propri clienti. Che sono i tifosi. Possono essere arrabbiati, se non arrivano buoni risultati. Ma sempre tifosi di quella squadra restano. Ecco, a mio avviso, va ricercata una migliore integrazione delle società di calcio con il proprio popolo, magari incentivando l'attività del merchandising. Il tifoso deve poter vivere la squadra del cuore a 360 gradi. Noi del Cagliari, tanto per fare un piccolo esempio, abbiamo intenzione di varare la campagna abbonamenti in dialetto sardo».

Non solo. Un "Cagliari Village" fuori dallo stadio, e luoghi di aggregazione tutti rossoblù per consentire ai tifosi di seguire le partire magari anche in tv. Sono due punti chiave delle strategie di comunicazione e commerciali della società.

«Puntiamo», ha detto Matalucci, «sulla valorizzazione del brand e sul coinvolgimento delle imprese del territorio e delle famiglie. Magari anche al centro sportivo di Assemini». Per quanto riguarda la comunicazione, Matalucci ha annunciato che ci sarà sempre un filo diretto con l'esterno con informazioni costanti sulla situazione stadio e sulla squadra sfruttando soprattutto il digitale. «Elaboreremo un progetto», ha aggiunto Matalucci, «di Cagliari 2.0 in cui inseriremo tutti i nostri impegni».

Strategie commerciali: «Non solo main e match sponsor», la risposta, «ma anche piccole e medie imprese. Vogliamo trasferire il nostro entusiasmo al territorio».

Ha consigliato lei Zeman a Giulini? «No, ma ho detto la mia. E per me Zeman è una persona, un tecnico e un esperto di calcio. Un allenatore credibile sotto tutti i punti di vista».

In che cosa si differenzierà la gestione Giulini? «Io credo che riuscirà ad avviare un nuovo corso. E' giovane ed è un imprenditore che ha le sue attività collegate al territorio. Ripeto: va approfondita l'integrazione».

Lei e Teramo? «Ci torno appena posso. Mio padre non si perde una partita del Diavolo, è sempre in tribuna a Piano d'Accio. Il tabellone della coppa Italia potrebbe mettere di fronte proprio Cagliari e Teramo, sarebbe la sfida del cuore per il sottoscritto».

Lei è tifoso di quale squadra? «Tenevo per il Milan da piccolo, ma ora c'è il Cagliari».

@roccocoletti1

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