Mazzaufo punta Tokyo: Sabbatini fiore all’occhiello

25 Luglio 2021

Atletica leggera, il tecnico giuliese guida la spedizione azzurra alle Olimpiadi: «Tamberi farà bene»

Claudio Mazzaufo sarà l’altro pezzo di Abruzzo, insieme alla mezzofondista Gaia Sabbatini, nella corposa spedizione dell’atletica italiana alle Olimpiadi di Tokyo, che conta 76 atleti. Il 63nne professore giuliese, tuttora tecnico dell’Atletica Gran Sasso Teramo, è responsabile nazionale dei settori salti, lanci e prove multiple. Un’olimpiade complicata quella di Tokyo in relazione, soprattutto, alla sicurezza sul pericolo contagio per atleti e staff tecnico, memori anche di quanto accaduto in occasione degli Europei indoor di marzo, dove ci sono stati molti contagi anche nella squadra azzurra. «Gli Europei indoor di Torun sono stati una tempesta», afferma Mazzaufo. «Una sorta di spartiacque per una situazione che non si potrà più ripetere, anche grazie all’introduzione delle vaccinazioni. Direi che le attenzioni saranno tutte per l’aspetto agonistico». L’atletica porterà la squadra più numerosa di sempre. È un segnale di crescita tecnica, o un allargamento delle maglie di selezione? «L’idea della federazione è stata quella di portare tutti gli atleti che si sono guadagnati la partecipazione sul campo, che è già una nota di competitività a livello internazionale. È indubbio che è anche un segnale della crescita del movimento alla luce, anche, dei recenti risultati a livello internazionale giovanile». Vista da un altro settore tecnico, se l’aspettava una crescita così imperiosa di Gaia Sabbatini? «La conosco da quando aveva 9 anni. Ha sempre mostrato grandi potenzialità fisiche, quindi non mi meraviglia più di tanto. Ha fatto le scelte giuste in carriera, al momento giusto, come quando ha deciso di trasferirsi da Teramo a un centro sportivo importante come Castel Porziano. Mi ha però stupito il modo in cui ha bruciato le tappe».
C’è stato clamore e qualche polemica attorno a una delle stelle italiane annunciate alle olimpiadi, la lunghista Larissa Iapichino. Prima la scelta del cambio di guida tecnica, passata al padre, poi l’incidente in gara ai campionati italiani assoluti e la seguente decisione di rinunciare a Tokyo. «L’infortunio, una distorsione alla caviglia, è avvenuto troppo a ridosso delle olimpiadi. Per cui si è deciso, a 19 anni, di non forzare i tempi di recupero. Quanto al cambio tecnico, la federazione e la sua società (Fiamme Gialle, ndc) hanno preso atto di una volontà espressa dall’atleta. L’atletica è uno sport individuale, e le scelte spettano agli atleti. Non si possono porre veti. L’unica cosa che ci siamo limitati a consigliare era stato di posticipare il cambio tecnico dopo le olimpiadi».
Un’altra stella dei salti, Gianmarco Tamberi, nelle ultime uscite agonistiche ha destato qualche motivo di preoccupazione sul suo rendimento in prospettiva olimpica. «Tamberi non conosce mezze misure. A Montecarlo, lo stadio dove subì il grave infortunio nel 2016, ha avuto una controprestazione. Ma alle Olimpiadi non farà sicuramente gara anonima. Sono sicuro che saprà tirare fuori il massimo».
Infine, uno sguardo all’atletica abruzzese. «Il fiore all’occhiello è Gaia Sabbatini, che ci rappresenterà alle Olimpiadi. Ma altri giovani stanno crescendo sotto la guida di tecnici validi, che abbiamo in Abruzzo».
Roberto Ragonese
©RIPRODUZIONE RISERVATA