Melegoni: mi alleno in casa Soffro per la mia Bergamo

La mezzala: Coronavirus? Giorni surreali, a Benevento non si doveva giocare
PESCARA. «Sono in casa, mi alleno da solo e faccio scorpacciate di film». Anche Filippo Melegoni, 21enne centrocampista del Pescara è sigillato nel suo appartamento. La mezzala, al secondo anno in prestito dall’Atalanta, fa i conti con il clima surreale legato all’emergenza coronavirus con un pizzico di positività «Passerà tutto, ne sono certo, ma bisogna rispettare le regole», dice al Centro, mentre sul suo telefono arrivano messaggi da Bergamo, dove vive la sua famiglia.
Melegoni, come sta vivendo questo periodo surreale?
«È una cosa strana, ma tutto andrà bene. Sono sigillato in casa e mi alleno da solo».
Lei è giovanissimo e ha la famiglia distante. Non ha voglia di tornare dai suoi cari?
«No, perché sono di Bergamo. Lì la situazione è molto più complicata e mi dispiace per quello che sta accadendo nella mia città. Anche se il campionato dovesse finire domani, rimarrei comunque a Pescara fin quando l’emergenza non rientrerà».
Raccontava di allenamenti in casa. Ovvero?
«Faccio degli esercizi mirati per il tono muscolare e lavoro sulla forza, seguendo i programmi che ci hanno dato i nostri preparatori atletici. Con loro lavoriamo in video chat, poi mi alleno anche con degli attrezzi specifici che ho qui con me in casa. Mi manca la corsa e potrei anche uscire per andare in spiaggia, ma, visto il momento, non mi sembra il caso»
Oltre al campionato, giusto fermare anche gli allenamenti al Poggio degli Ulivi?
«Sì, assolutamente, altrimenti sarebbe stato solo un caos ulteriore. Meglio fermarsi e poi ripartire più avanti».
Crede che dopo il 3 aprile il torneo riprenderà?
«Non lo so se per quella data la situazione sarà tornata alla normalità. Io da atleta professionista spero che riprenda, perché ho voglia di tornare a giocare. Sono rientrato in squadra da qualche mese dopo un lungo infortunio al ginocchio e ho tanta voglia di rimettermi in gioco come stavo facendo nell’ultimo periodo. Spero che si riprenda e poi magari, spostando l’Europeo, lasciare i campionati aperti anche durante l’estate per recuperare il tempo perso. Il mio 2019 si è concluso con una rottura del legamento crociato del ginocchio e spero che questo 2020 sia più fortunato».
Intanto alcuni suoi colleghi, come Rugani e Gabbiadini, sono positivi al Covid-19.
«Mi dispiace tanto e spero che guariscano in fretta. Noi calciatori non siamo immuni e dobbiamo fare molta attenzione. Viaggiamo molto, frequentiamo alberghi e ristoranti durante le trasferte e siamo a contatto con i tifosi. Tutto può diventare pericoloso, anche il piccolo dettaglio. La paura è tanta, ma bisogna anche avere un pizzico di equilibrio e non farsi prendere dalla psicosi. Intanto, rimaniamo in casa per contenere il contagio. Sarebbe già un primo passo importantissimo. In Cina ci sono riusciti, certo mi direte che a Wuhan la situazione è diversa anche a livello governativo, ma già rispettare le regole sarebbe tanto».
A Benevento secondo lei il Pescara doveva rifiutarsi di scendere in campo?
«Secondo me quella partita non si sarebbe dovuta disputare. Le ore prima della gara sono state surreali. Eravamo in contatto con l’Aic dopo il paventato rinvio di Parma-Spal e pensavamo all’annullamento della partita. Abbiamo perso, certo, non abbiamo giocato bene, ma a livello mentale non eravamo sereni».
La stagione del Pescara finora è stata abbastanza strana: dall’obiettivo play off alla paura della zona play out.
«Stiamo attraversando un periodo difficile. Le cose non sono andate per il verso giusto e anche i tanti infortuni non hanno aiutato. In campo ci siamo, abbiamo delle idee, ma durano poco e siamo stati anche leggermente sfortunati. Dobbiamo tornare a vincere, perché di partite a disposizione per tornare a scalare la classifica ci sono».
Alcuni allenatori e addetti ai lavori la definiscono “il piccolo Tardelli”. Lo sa?
«Non è la prima volta che mi paragonano ad un grande giocatore come Marco Tardelli. Per me è un vero onore e spero di fare una carriera simile alla sua».
Il suo modello chi è?
«Zinedine Zidane, il più forte di sempre. Ho sempre ammirato il suo modo di giocare. L’altro che mi piace molto è Ilicic dell’Atalanta».
Lei è bergamasco, cresciuto nell’Atalanta e tifoso della Dea?
«Sì, tifoso dell’Atalanta e di proprietà del club orobico. È una società fantastica, a me è sempre piaciuto subito tutto. Ha una struttura invidiabile, dirigenti e allenatori presenti e capaci che ti insegnano le regole».
Gasperini da calciatore ha scritto pagine di storia importanti del Pescara. Lo sa?
«Sì, certo. Il mister l’anno scorso prima del mio arrivo a Pescara mi disse “Vai e non te ne pentirai. Quello è un gran bel posto per crescere ed è la soluzione migliore per te”. Aveva ragione».
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