MESSI E DIEGO PARAGONE SPERICOLATO

11 Luglio 2014

di STEFANO TAMBURINI Anche un festival della noia può esser leggenda se poi diventa passaggio verso la gloria. Così, da sola, Olanda-Argentina di mercoledì sera sarebbe stata bene in un film di...

di STEFANO TAMBURINI

Anche un festival della noia può esser leggenda se poi diventa passaggio verso la gloria. Così, da sola, Olanda-Argentina di mercoledì sera sarebbe stata bene in un film di Fantozzi al contrario, con il ragionier Ugo pronto a fuggire ancor prima dei supplementari per fiondarsi entusiasta perfino a una proiezione della Corazzata Potemkin. Eppure, se domenica Lionel Messi – dopo la sfida con la Germania – riuscirà ad alzare la terza coppa del mondo albiceleste, anche una tortura calcistica come quella di San Paolo finirà nel miglior album dei ricordi argentini. Non avranno vita facile gli uomini di Alejandro Sabella anche se non è il caso di basarsi sul leggendario 7-1 dei tedeschi con il Brasile. Nel calcio certe equazioni hanno poco senso, perché ogni partita è a sé e anche se parliamo di una squadra che non entusiasma – diciamolo, l’Argentina è pallosissima – la solidità complessiva non è da considerare inferiore a quella della Panzer division.

Di una cosa invece si può già

esser certi. Continuare a tentare di paragonare la Pulce con Diego Armando Maradona è pura eresia e lo sarebbe anche in caso di doppietta decisiva in finale del numero diez argentino. Di sicuro, il meglio di ciò che sta passando ultimamente il convento, ma un campionissimo non lo è, eventualmente, per una sola partita. Tanto per non scordarlo, el Pibe de oro al Mondiale del 1986 – il secondo vinto dagli argentini – segnò cinque gol di peso e realizzò cinque assist. Ai quarti ci regalò un gol di mano ma anche la rete del secolo contro gli inglesi, dribblando tutti gli avversari che gli si pararono contro nella galoppata da centrocampo alla porta. E anche nel 1990 in Italia, quando l’albiceleste perse in finale contro la Germania, il suo apporto non fu certo secondario. Messi invece, spesso grandissimo con il Barcellona, nei Mondiali precedenti (2006 e 2010) non ha rifornito le cineteche e anche in questo non ci sono segni tangibili dell’opera di un vero fuoriclasse. Sì, il gol in extremis alla Serbia nella sfida d’esordio è stato bello, ma era la piccola Serbia ed erano pur sempre otto anni che non si vedeva un suo gol in un Mondiale. Poi, è vero, ci son stati quelli alle modestissime Iran e Nigeria (due). Buoni, forse, per vincere un Mondiale. Ma certo non per spericolati paragoni.

@s__tamburini

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