MEZZ’ORA DI GIOCO NON PUÒ BASTARE
di ANTONIO DE LEONARDIS Dal sogno all'incubo in poco più di due mesi, tra grandi illusioni e cocenti delusioni il Pescara si è ritrovato a terra proprio in quella che doveva essere la partita della...
di ANTONIO DE LEONARDIS
Dal sogno all'incubo in poco più di due mesi, tra grandi illusioni e cocenti delusioni il Pescara si è ritrovato a terra proprio in quella che doveva essere la partita della verità e del possibile rilancio. Kappaò tecnico con l'Empoli che all'Adriatico si è presentato come cenerentola d'Europa avendo segnato appena 2 gol in undici giornate e che poi sul campo, ai biancazzurri, ne ha rifilati addirittura quattro, ritrovando quella vittoria che aveva smarrito lo scorso 12 settembre (2-1 al Crotone). Una resa con scarsissime attenuanti (due traverse, rigore non concesso e possibile espulsione dell'ex Cosic) che porta alla sosta del campionato una squadra a pezzi e più che mai prigioniera dei suoi limiti che sono di carattere e di struttura. Il tormentone della punta che non c'è oggi appare solo un dettaglio nemmeno troppo determinante alla luce della fragilità e dell'inconsistenza emersi come macigni dalla sfida con i toscani. Certo deve far riflettere, e non poco, che l'assoluto protagonista del match sia stato Assane Dioussè, un ragazzo senegelese di 19 anni che la serie A con la maglia dell'Empoli l'aveva scoperta già lo scorso anno quando era ancora un minorenne. La sua fisicità, la sua capacità di correre, coprire e rilanciare la manovra offensiva dal primo all'ultimo minuto hanno certo contribuito parecchio a mettere a nudo le carenze che stanno condizionando il campionato dei biancazzurri e che non a caso emergono quando la lotta in campo si fa dura, mettendo alla prova non solo la tenuta fisica ma anche quella psicologica. Con la mente libera e senza il peso di eccessive pressioni il Pescara ha dato il meglio di sé contro il Napoli, l'Inter , il Sassuolo e, addirittura, appena sette giorni prima del rovescio con l'Empoli, a San Siro contro il Milan. La stessa squadra che ha sofferto da matti invece con il Chievo, con il Genoa, con l'Udinese, a tratti con la Sampdoria, e con l'Atalanta, ovvero contro avversari che alle qualità e alle potenzialità tecniche, abbinano non solo mestiere ma anche organici più completi, che hanno anche in panchina giocatori affidabili in grado di dare qualche soluzione in più di una certa efficacia all'allenatore. Sì, la differenza col resto del gruppo che ha come primo obiettivo la salvezza, è anche e soprattutto nelle seconde linee e anche questo è un dato tutt'altro che da sottovalutare quando ci sarà l'opportunità di riaffacciarsi al mercato. Nell'attesa resta il lavoro di Oddo che dovrà provare a ricompattare la squadra e restituirle almeno in parte le certezze perdute. Avanti col gioco, certo, ma resterà solo un mero esercizio di stile se non si ha equilibrio in campo, se non c'è la forza di lottare al limite delle proprie possibilità, se non si crede fino in fondo in quello che occorre fare per arrivare al risultato. Con l'Empoli questa squadra ha toccato il fondo, rendersene conto è già un punto di partenza.
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