Mezza Argentina per battere l’Italia

24 Marzo 2018

Fuori Messi e Aguero, gli azzurri cadono nel finale

MANCHESTER. Basta un'Argentina a metà, senza Messi e senza gran voglia di mostrarsi favorita per Russia 2018, e la nuova Italia riparte da dove si era fermata: una serata no. Il 2-0 finale per la nazionale di Sampaoli è troppo severo per quella di Di Biagio, fa certamente meno male del pari con la Svezia a San Siro che ha estromesso la nazionale dal mondiale. Eppure fotografa alla perfezione il momento del calcio azzurro: qualche giovane esordiente (Chiesa, poi Cristante e Cutrone), un gap tecnico dalle grandi del mondo e soprattutto mancanza di personalità e di senso della partita. Un primo tempo senza mai tirare in porta, soffrendo palleggio e presenza scenica degli argentini; lampi di gioco nella prima mezzora del secondo con Insigne che si è divorato il possibile vantaggio e altre occasioni; e poi l'errore di Jorginho che ha offerto a Banega la palla dell'1-0 e rotto l’incantesimo. L'Argentina a quel punto ha approfittato, raddoppiando su contropiede, tanto per ricordare all'Italia che quando mancano talenti e gioco, si può sopperire con un pizzico di cinismo.
All'Etihad di Manchester Sampaoli aveva rinunciato alla classe di Messi (fastidio muscolare), ma non alla formula 4-2-3-1 con Lo Celso al posto della Pulce, anche se la sua posizione in campo la prende piuttosto Lanzini. Higuain punta centrale dovrebbe sfruttare i loro lanci e le discese di Di Maria a sinistra, ma l'Argentina fatica a carburare. Al contrario, l'Italia che vede l'esordio azzurro di Chiesa parte con più fiducia. Ma ci vuole poco per invertire la tendenza, gap tecnico e di personalità dopo una manciata di minuti lasciano gli azzurri in balia dell'avversario. Il pallone è sempre tra i piedi dell'albiceleste, Di Biagio chiede di pressare alto per rubar palla e colpire. Il piano non riesce per la guardia attenta di Otamendi e Fazio, oltreché per l'imprecisione dell'ultimo tocco di Insigne a sinistra.
Vicino al gol vanno prima Paredes, con un destro da trenta metri al 38', e poi nel finale a stretto giro Tagliafico (tiro potente da dentro l'area) e Higuain su passaggio filtrante geniale di Di Maria: in tutti i due casi ci pensa il riflesso di Buffon, aiutato nel secondo da Rugani che respinge sulla linea. Al ritorno in campo, si riparte da ritmi meno blandi, e Insigne dopo soli due minuti si trova sul destro la palla perfetta: retropassaggio errato di Paredes, Immobile lo serve a centro area e il napoletano tira alto dando solo l'impressione del gol. Che invece è divorato. Sul ribaltamento, Lanzini colpisce di testa da solo in area ma alza la traiettoria. Gli azzurri cambiano però definitivamente passo, ci mettono la “garra”, e le occasioni arrivano. Insigne lanciato al 23' sul filo del fuorigioco prova il destro a giro da posizione decentrata, Caballero respinge il suo tiro e il successivo di Jorginho. L'Argentina ci prova con un tacco di Higuain, per il resto troppo isolato, e un tiro al volo di Perotti, ma tra gli esordi azzurri di Cristante e Cutrone si infila il vantaggio a sorpresa dell'Argentina, nel suo momento della difficoltà. Colpa di un pallone perso da Jorginho, l'ex interista Banega punisce gli azzurri chiudendo il triangolo con Lo Celso. L'Italia non ci sta, sfiora il pari con Pellegrini che ruba palla a Otamendi, Di Biagio manda dentro Belotti come secondo centravanti ma l'Argentina raddoppia su contropiede tre contro due e Lanzini che chiude la partita. Il 2-0 brucia, ma parla chiaro: ripartire sarà duro, per il calcio italiano.
Angelo Caradonna