Milan a caccia del miracolo

Contro l’Arsenal bisogna ribaltare lo 0-2 dell’andata. La Lazio a Kiev: si parte dal 2-2
A Londra per smentire i pronostici e cambiare la storia. È un Gennaro Gattuso enfatico, pimpante, per nulla rassegnato, quello che si presenta in conferenza stampa alla vigilia della sfida di ritorno contro l'Arsenal. Il suo Milan, rinfrancato dalla vittoria di Genova, è chiamato all'impresa più difficile dal suo arrivo, ribaltare la sconfitta di San Siro, dove i Gunners sembrano aver ipotecato la qualificazione grazie alle reti di Henrikh Mkhitaryan e Aaron Ramsey. Stasera (ore 21,05) servirà la classica «gara perfetta, senza errori», sotto ogni punto di vista. Sono ormai giorni che il tecnico rossonero assicura che la sua squadra non solo non si sente già eliminata, ma è pronta alla battaglia sul prato dell'Emirates stadium. Concetto ribadito anche davanti ai giornalisti inglesi. «Sappiamo che è difficile, ma nel calcio, come nello sport, non c'è cosa più bella di cambiare la storia e i pronostici. Noi siamo pronti, non siamo venuti qui per fare pasquetta», la promessa di Gattuso, sempre vincente nelle ultime quattro trasferte. «Sappiamo che sarà difficile, a San Siro ci hanno devastati nel primo tempo sotto tutti i punti di vista. Ma per la maglia che indossiamo, abbiamo il dovere di provarci. Siamo un po’ stanchi, ma dobbiamo provarci». Se in attacco prende quota la candidatura di André Silva, nessun dubbio su chi difenderà la porta del Milan, nonostante le voci di mercato. «Con Donnarumma parlo tutti i giorni, non dobbiamo dimenticare che è un ragazzo giovane. Il mio lavoro è questo, non gli sto a spiegare perché la società ha fatto certe cose in un determinato frangente. Deve pensare a giocare, se pensa ad altro, l'errore (eufemismo) è dietro l'angolo». Anche Arsene Wenger crede che la qualificazione sia tutt'altro che decisa: «Non importa (il risultato dell'andata, ndr), dobbiamo fornire la prestazione che ci si aspetta da noi, dare sempre il meglio. Partite simili non sono mai facili da giocare. Veniamo da due vittorie di fila, è fondamentale perché vincendo ci sono più opportunità di vincere le partite successive».
Dinamo Kiev-Lazio. Sulle orme della Roma, cercando di fare l'en plein di vittorie sull'Ucraina in questa tornata europea. A Kiev scatta l'operazione Ucraina per la Lazio, con Immobile e compagni che stasera (ore 19) proveranno a battere la Dinamo dopo il 2-2 dell'Olimpico di una settimana fa e tornare a Roma con i quarti di finale di Europa League in tasca. Non sarà operazione facile però, perché il momento della Lazio è tra i più critici della stagione. Da un lato il caso de Vrij all'antidoping («mera formalità», continuano a dirsi sicuri nel club biancoceleste) e la sindrome d'accerchiamento che vive l'ambiente dopo i tanti presunti torti subiti, da ultimo il mancato rigore concesso a Immobile a Cagliari. Tanto che Simone Inzaghi liquida con ironia la domanda sulla Var: «Lo dissi sei mesi fa: in Europa mi piace di più perché non c'è il Var ed è normale che io sia contento. Sono gli episodi che vanno sempre contro la Lazio. Questa benedetta Var va usata nel modo giusto». Dalla trasferta sarda, la Lazio è tornata ancora una volta con un pareggio che ha allungato a quattro le partite consecutive senza vittoria. Tra campionato e rispettive coppe, il 2018 per Inzaghi è da dimenticare: soltanto 3 vittorie (contro Verona e Steaua Bucarest all'Olimpico, e Sassuolo a Reggio Emilia) nelle ultime 12 sfide. Serve l'inversione di rotta e dopo la delusione per la mancata qualificazione in finale di Coppa Italia, entrare tra le prime otto dell'Europa League può sicuramente rialzare l'autostima. «È una partita a cui teniamo tanto», precisa il tecnico biancoceleste, «sappiamo quanto abbiamo speso e lavorato tanto lo scorso anno per arrivare qui». In vista del Bologna atteso all'Olimpico domenica, Inzaghi cambierà qualcosa. A Roma, assieme a Caceres e Basta è rimasto anche Milinkovic-Savic, affaticato. In attacco, si ricompone al coppia Felipe Anderson-Immobile.

