Milan, addio Champions e strigliata di Abbiati

14 Marzo 2016

Ottavo successo di fila della Roma: a Udine Colantuono verso l’esonero. Solo un pari per la Fiorentina

C'è aria pesante in casa Milan che in sette giorni perde col Sassuolo, impatta col Chievo e compromette in maniera forse definitiva i sogni Champions. A farsi portavoce del malessere rossonero, con Mihajlovic squalificato, è ufficialmente Christian Abbiati, uno che solitamente è dietro le quinte ma “uomo forte” dello spogliatoio rossonero. Il secondo portiere milanista, subentrato al Bentegodi al posto dell'infortunato Donnarumma, non le ha mandate a dire ai compagni, colpevoli, ai suoi occhi, di avere un atteggiamento sbagliato. «In questi due mesi abbiamo giocato da Milan e abbiamo ottenuto risultati, abbiamo fatto 9 partite senza perdere ma non avevamo risolto tutto», è l'incipit dolceamaro prima di sbottare: «Non ho parole per la partenza di oggi, per i primi 30 minuti. Non è che non ci impegniamo, è proprio l'atteggiamento che è stato sbagliato. Dovevamo entrare in campo con molta più fame come abbiamo fatto nella ripresa, dove abbiamo disputato una discreta partita. Non parlo dei singoli ma mi infastidisce quando un compagno viene richiamato e questo risponde perché vede il richiamo come una rottura, quando invece è costruttivo. Dobbiamo giocare tutti per vincere, perché se anche uno su undici non ha lo stesso atteggiamento vincente non si ottengono risultati. Questo è mancato nelle ultime due partite».

IL CASO UDINESE. La protesta dei tifosi, entrati allo stadio con 15 minuti di ritardo. Il battibecco con Danilo. E la contestazione a fine partita, all'uscita dei giocatori, che sono stati chiamati sotto la curva e insultati a lungo. Il clima è teso in casa Udinese, mentre la sorte di Stefano Colantuono appare segnata (Pozzo si è preso un giorno di tempo per riflettere, il favorito per la sua sostituzione appare Alessandro Calori). A soffermarsi sulla reazione finale dei tifosi friulani è anche l'ex allenatore dei bianconeri Luciano Spalletti. «Non mi aspettavo che il pubblico del Friuli reagisse in questa maniera, conoscevo un pubblico che riusciva a insegnare cose nuove nel calcio. C'era un clima di festa sempre e comunque. Sentire offendere i giocatori qui è una cosa nuova per me e la dice lunga su quelli che sono i modi di comportarsi che non vanno a braccetto con la bellezza di questo sport. Bisogna venire allo stadio e accettare i risultati, piuttosto trovarsi a mangiare fuori dallo stadio, come si faceva quando ero qui io. È una delle prime tifoserie che ha saputo portare il terzo tempo, mi fa veramente tristezza vederli così oggi». A proposito di tifoserie e di tristezza, ieri sera all’Olimpico a vedere Lazio-Atalanta c’era un pubblico da Lega Pro: 2.200 persone.