Moratti depone in tribunale e stringe la mano a Moggi

3 Febbraio 2015

MILANO. «Era tutta una presa in giro quella che mi faceva Bergamo, era una grande presa in giro a cui io ci stavo perché sono una persona cortese e le mie non erano certe intenzioni rivolte a...

MILANO. «Era tutta una presa in giro quella che mi faceva Bergamo, era una grande presa in giro a cui io ci stavo perché sono una persona cortese e le mie non erano certe intenzioni rivolte a sporcare il calcio». È così che l'ex presidente dell'Inter Massimo Moratti, chiamato a testimoniare nel processo milanese che vede l'ex dg della Juve Luciano Moggi imputato per diffamazione nei confronti di Giacinto Facchetti, ha descritto le telefonate tra lui e l'ex designatore degli arbitri Paolo Bergamo. Telefonate di cui gli ha chiesto conto il legale dell'ex dirigente. «Non era proibito andare a trovare gli arbitri prima e dopo la partita, era una forma di cortesia, una prassi consentita», ha spiegato ancora Moratti, rispondendo alle domande dell'avvocato Maurilio Prioreschi, legale di Moggi. E quelle tra lui e Bergamo, ha chiarito ancora Moratti, «erano telefonate di cortesia» e in realtà «una presa in giro perché Bergamo voleva farmi capire che avevano riguardi per l'Inter e che finalmente era cambiato il clima dopo 10 anni». Da segnalare anche una stretta di mano (nella foto) tra l’ex presidente dell’Inter e l’ex dg della Juve condannato per Calcipoli. Il legale di Moggi, durante l’interrogatorio, ha poi chiesto conto a Moratti di un'espressione usata da Bergamo in una telefonata nella quale parlava di una «cosa che sappiamo io e lei». E Moratti ha spiegato che in qualche modo Bergamo voleva fargli capire che l'atteggiamento nei confronti dell'Inter era cambiato». Il 30 marzo ci sarà la requisitoria del pm Elio Ramondini.