Negrisolo: 5 mesi di squalifica solo perché li conoscevo

23 Marzo 2020

Il mediano: «Ero stato alla Roma in precedenza e quella gente (gli scommettitori) era vicina alla squadra»

PESCARA. L’unico giocatore del Pescara fermato per il calcioscommesse del 1980 è stato Piergiorgio Negrisolo. Cinque mesi di squalifica dopo che in primo grado era stato fermato per un anno dalla Disciplinare. Oggi l’ex centrocampista ha 69 anni, è sposato e padre di due figlie. Vive in Emilia. Dopo il calcio è stato consulente finanziario.
Negrisolo, ricorda il calcioscommesse del 1980?
«Certo, non è un bel ricordo, ma mi è tutto nitido nella mente».
Ovvero?
«Beccai cinque mesi di squalifica senza aver fatto nulla».
Nulla?
«Mi squalificarono solo perché ammisi che conoscevo quei tizi (Cruciani e Trinca, ndr) che fecero la denuncia da cui scaturì quell’inchiesta che mise a soqquadro il mondo del calcio. D’altronde, frequentavano gli ambienti della Roma. Noi giocatori li vedevamo in albergo e negli stadi. A Roma giocai tre anni prima di passare al Verona che mi vendette al Pescara nell’estate del 1979».
Quindi?
«Tutti i giocatori passati in quegli anni per Roma hanno avuto modo di conoscere quei signori. E io, a precisa domanda, risposi di sì anch’io. Tutto qui. Ma una volta lasciata la Capitale non ho avuto più frequentazioni. Ma quel “sì, li ho conosciuti” mi è costata la squalifica».
Del resto dell’inchiesta?
«Nessun legame, nel modo più assoluto».
Poi?
«L’effetto di quello stop è stato quello di farmi saltare il passaggio all’Udinese nell’estate successiva, quel del 1980. A Pescara avevo conosciuto Giagnoni che poi andò a Udine e mi chiese di seguirlo. Non me ne fu data la possibilità per via di quella squalifica».
E così rimase a Pescara?
«Sì, feci il secondo anno in biancazzurro in serie B. Ricordo che in società c’erano De Cecco e Marinelli».
Ricordi?
«Belli, a parte la squalifica ovviamente. Sono stato bene in città».
Che giocatore era Negrisolo?
«Un centrocampista davanti alla difesa. Cervello fine, dinamico. Ma affatto veloce. Diciamo che lo ero di testa, ma non di gambe».
A Roma, dal 1973 al 1976, gli anni migliori della sua carriera?
«Non lo so, ma Scopigno stravedeva per me e quando andò a Roma mi volle a tutti i costi. Arrivare alla Roma fu un salto di qualità. Avevo Morini, Boni, Spadoni, che era la macchietta del gruppo, e Sandreani come compagni e non fu difficile diventare amici. Nel 1974-75 sfiorammo lo scudetto e la lotta era tra noi, Torino e Juve. A tre giornate dalla fine eravamo primi, poi perdemmo lo scontro diretto col Torino, che vinse il campionato e finimmo terzi. Per la Roma fu il miglior risultato dal Dopoguerra».
Quando era alla Sampdoria (dal 1968 al 1973) giocò anche contro Pelè, giusto?
«Certo, in un’amichevole giocata a Marassi contro il Santos ho giocato anche contro Pelè. Perdemmo 6-1, Pelè fece 2 gol ed il suo modo di giocare mi incanta ancora adesso». (r.c.)
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