Nel 1977 a Pescara un sasso lo mandò a terra

18 Agosto 2023

Colpito durante la gara di serie A vinta dal Milan. Nel 1974 a Francavilla per l’inaugurazione dello stadio

PESCARA . Gianni Rivera compie 80 anni. Diversi i ricordi legati all’Abruzzo. Non tutti belli. Quello dello stadio Adriatico di Pescara del 27 novembre 1977 destò scalpore a livello nazionale.
I biancazzurri di mister Giancarlo Cadè avevano raggiunto per la prima volta la serie A e quel giorno ospitavano il Milan. Il grande calcio toccava l’Abruzzo e l’entusiasmo di circa trentamila spettatori trovò posto a fatica in uno stadio peraltro interessato da lavori di ampliamento. Vantaggio iniziale del Milan con Maldera, il Pescara cerca di recuperare, ma la gara, praticamente, si chiude dopo poco più di mezzora. Da una gradinata viene infatti lanciato un sasso che colpisce alla testa proprio Rivera il quale si accascia sul prato e viene sostituito.
Inevitabile il 2-0 a tavolino per la formazione di Nils Liedholm, ma si continua comunque a giocare. Il Milan raddoppia con Collovati e, nel finale, Nobili su rigore accorcia le distanze. Finisce 2-1 per i rossoneri, ma la festa era ormai rovinata, a margine di una passione allora travolgente.
E, per capire cosa ha rappresentato per il calcio italiano, quello della liturgia laica della domenica pomeriggio, delle radioline e delle immagini di Novantesimo Minuto si può partire dai ricordi di Bruno La Selva, titolare a Francavilla al Mare della storica gelateria Cicco e milanista doc. «Era il 1974 e, in occasione dell’inaugurazione dello stadio, fu invitato il Milan per un’amichevole. Avevamo costituito un club rossonero, ma il nostro presidente, Enzo Tancredi, vittima di un incidente, non poteva muoversi ed allora, di buon’ora, raggiunsi l’albergo dove alloggiava il Milan per chiedere a Rivera, non senza imbarazzo, se era possibile recarsi a casa di Enzo. Ero davanti ad un mito. Sorrise, accettò e salì sulla nostra Alfa Sud nella quale non riuscivamo a spiccicare parola. Manco a dirlo, non riuscì quasi a parlare neanche lo stesso Enzo quando improvvisamente si trovò davanti Rivera. Che bei tempi, che bel calcio. Discussioni a non finire, seguivamo il Milan appena possibile». E, naturalmente, Bruno La Selva era sugli spalti gremiti dello stadio Adriatico il giorno del sasso che mandò a terra Rivera.
Al nome di Gianni Rivera sono legati altri ricordi in Abruzzo. Ad esempio, nel 2016 con gli inconfondibili capelli brizzolati a Ripa Teatina quando, per la biografia, riceve nell’ambito del Festival Rocky Marciano il premio per il miglior libro sportivo dell’anno. Nell'occasione si ricorda il famoso piattone spiazzante del mitico Italia-Germania 4-3 e tanto altro ancora con l’interessato a intuire, da tempo e come sempre in netto anticipo, gli sviluppi del gioco: «Le bandiere? Non esistono più, ora sono i calciatori a decidere del loro futuro».
Giuseppe Rendine
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