NO EURO, NO PARTY
A Pellè è bastata l’innocente foto di un cocktail a bordo piscina con Parolo, pubblicata su Instagram il giorno dopo l’eliminazione dell’Italia, per far scattare l’indignazione dei tifosi. Ai russi...
A Pellè è bastata l’innocente foto di un cocktail a bordo piscina con Parolo, pubblicata su Instagram il giorno dopo l’eliminazione dell’Italia, per far scattare l’indignazione dei tifosi. Ai russi Kokorin e Mamaev, filmati a Montecarlo nel Twiga di Briatore, è andata molto peggio: le squadre di club li hanno messi fuori rosa e multati, mentre il portavoce di Putin definiva la loro partecipazione a una festa privata «una dimostrazione senza vergogna di arroganza».
Il regime paramilitare imposto da Wilmots, con tanto di perquisizioni dei bagagli, ha invece evitato tentazioni ai giocatori del Belgio, ma non al loro staff tecnico: la notizia dell’ubriacatura di massa, dopo il 4-0 all’Ungheria, è una macchia sulla reputazione di un gruppo che ha perso un’occasione enorme. Vita privata e prestazioni sportive, nel mondo del calcio, non viaggiano mai su due rette parallele: se i risultati arrivano - come nel caso di Ibrahimovic, Verratti e Sirigu, volati a Las Vegas per festeggiare l’accoppiata scudetto-coppa del Paris Saint-Germain - si resta nel colore; se invece si perde, scatta l’indignazione.
Ne sa qualcosa Agbonlahor, attaccante dell’Aston Villa, sospeso dal club perché pizzicato a una festa nella sera in cui la sua squadra veniva retrocessa; e allo stesso Cristiano Ronaldo, mentre il Real a gennaio faticava, Pérez intimò di porre un freno ai viaggi in Marocco dal kickboxer Badr Hari. Visti i risultati (Champions e finale agli Europei), però, il ragazzo ha dimostrato di reggere i party piuttosto bene.
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